Non c'è bisogno di cambiare il tuo stato d'animo per essere in pace. La pace consiste nell'accettare con gentilezza anche il momento in cui ti senti inquieto.
Thich Nhat Hanh
I TRE UOMINI E IL SANTO (racconto indiano)
Una notte un grande santo giaceva prono a terra con le braccia in avanti e le mani giunte, immerso in profonda meditazione, come se dormisse.
Allorché un ladro si avvicinò e si chiese “Chi è quel tale sdraiato a terra?”. Osservandolo da vicino, subito arrivò alla sua conclusione: “Deve essere un ladro. Deve aver rubato in qualche casa nel vicinato e deve aver corso per tutta la strada fino a qui. Ora dorme preso da una forte stanchezza. La polizia potrebbe arrivare da un momento all’altro, è meglio che mi allontani per non farmi trovare vicino a lui!”. E così si allontanò di fretta.
Dopo un po’, un altro uomo si avvicinò barcollante per aver bevuto un po’ troppo. Appena vide il santo, disse: “Bene, bene, bene! Chi è questo gentiluomo che sta campeggiando qui in mezzo alla strada nel cuore della notte?” “Eh mio caro! devi aver alzato un po’ troppo il gomito per essere caduto in questo fosso…” “Eh.. eh.. eh..! Posso camminare stabilmente molto meglio di quello che sai fare tu .… sic.… e non andrò a fare un capitombolo come te … ciao ciao!”. E così anche l’ubriaco si allontanò.
Subito dopo, un saggio passò per quella via e immediatamente si avvicinò all’uomo sdraiato per vedere se avesse bisogno di aiuto. Osservandolo da vicino si rese conto che il viso dell’uomo era assolutamente sereno e che le sue mani erano giunte come in preghiera. “Dev’essere un grande santo assorto in meditazione!”, subito pensò.
Così il saggio cominciò a massaggiare con delicatezza le gambe del santo, dicendo fra sé e sé: “Tu giaci su una strada polverosa, ma il tuo cuore è così pieno di gioia e amore per Dio … tu sei invero un santo!”.
E senz’altro lo era, PER IL FATTO CHE NOI VEDIAMO IN ALTRI CIÒ CHE NOI STESSI SIAMO.
Hanno bisogno l'uno dell'altro, eppure si uccidono a vicenda.
Gli uomini impazziscono perché non sanno che il conflitto è dentro di loro, e ciascuno addossa il torto all'altro.
(...) Quando sei irritato contro tuo fratello, pensa allora che sei irritato contro il fratello che è in te, vale a dire contro ciò che in te è simile a tuo fratello.
In quanto individuo tu sei parte dell'umanità e partecipi all'insieme dell'umanità, come se tu stesso fossi l'umanità intera.
Carl Gustav Jung
Parole inutili
L'esperienza della liberazione, per sua natura, non può essere trasmessa mediante le parole, tanto meno a una mente condizionata dall'eccesso di parole.
In In una capanna in mezzo al bosco viveva un grande saggio. Quest'uomo per gran parte della sua vita non disse praticamente mai nulla. E a chi gli chiedeva di esporre il suo insegnamento rispondeva col silenzio.
Un giorno si volle unire a lui un discepolo per apprendere la dottrina.
Così passarono insieme diversi anni nel più completo silenzio.
Per tutto questo tempo non si parlarono mai. Pian piano però il discepolo iniziò a sentire il peso di questo silenzio e il desiderio di parlare si fece sempre più strada in lui.
Un giorno mentre il sole tramontava all'orizzonte, il discepolo non riuscì a sopportare oltre e senza frenarsi disse: «Maestro, guardate che meraviglia! Il sole tramonta ed è bellissimo!».
Il saggio gli rispose: «Sei un chiacchierone! Se sei venuto fin qui per disturbare, è meglio che te ne vada! Le tue parole sono inutili! Occorre forse dire quanto hai detto?».
Gianluca Magi
101 burle spirituali
Storie dall’antica Cina: Confucio sui dei benefici dello Studio
Confucio chiese a Zilu, uno dei suoi discepoli più conosciuti, “ Qual è il tuo hobby preferito?” “Fare pratica con la spada lunga”, Zilu rispose. Confucio disse: “Questo non è ciò che ti ho chiesto. Pensavo che con le tue capacità, più lo studio, nessuno ti potrebbe superare”.
Zilu chiese: “Quali sono i benefici dello studio?” Confucio disse: “Un re non può dirigere il suo stato se non ci sono dei ministri che osano dire cosa pensano. Se un uomo non ha alcun amico che lo consiglia, avrà delle mancanze nel suo carattere morale. Se si cavalca un cavallo selvaggio, non si può fare a meno della frusta. Se uno usa arco e frecce non può fare a meno degli attrezzi per prendere la mira. Solo quando uno sa disegnare una linea retta su un pezzo di legno riesce a tagliare dritto. Le persone possono raggiungere il regno dei santi solo chiedendo consiglio per evitare le cose cattive. Imparando diligentemente dal proprio insegnante e chiedendo se si ha qualche dubbio, uno non dovrà fronteggiare nulla che potrebbe evitare. D’altra parte, se uno abbandona la bontà e l’integrità e disprezza le persone oneste, non è molto lontano dal commettere dei crimini e andare in prigione. Un uomo saggio non può esimersi dallo studio.
Zilu disse: “I bambù che crescono nelle montagne del sud sono così dritti senza l’intervento dell’uomo. Se uno costruisce delle frecce tagliando questo tipo di bambù in pezzi piccoli, le frecce possono trapassare la pelle di un rinoceronte. Perché una persona con grande qualità innata dovrebbe studiare?” Confucio rispose: “Non è forse vero che la freccia può penetrare ancora più in profondità se si mettono delle penne in fondo alla freccia e se si affila la punta? Zilu si inchinò per mostrare il suo rispetto e disse: “Accetto sinceramente il tuo insegnamento”.
Tratto dalle opere di Liu Xiang della Dinastia Han occidentale (206 B.C. - 202 A.D.)
Un solo significato
Le situazioni della vita sono sempre diverse, in continuo movimento e dai molteplici significati.
Un In vigile vigile in vacanza ad Amsterdam chiese a un amico se gli poteva indicare un bordello in città. L'amico gli consigliò un indirizzo. Poi si salutarono.
Il giorno seguente l'amico chiese al vigile:
«Allora com'è andata? È andata bene?».
«Affatto! Ho trovato senza problemi la casa, ma poi sono stato tutta la notte per strada!», rispose seccato il vigile.
«E perché non sei entrato?», chiese l'altro.
«Non si può mica passare con il rosso!»
Gianluca Magi
101 burle spirituali
Il daimon non ci abbandona nell’ultima parte della strada. Al contrario, quando le grandi ambizioni della giovinezza e le urgenze del fare si placano, la sua voce si fa più chiara.
Il daimon è il custode della nostra singolarità, l’immagine guida che abbiamo scelto prima di nascere. Durante la prima metà della vita siamo occupati a costruire il guscio — il ruolo, la carriera, la famiglia —, ma nella seconda metà, e specialmente nella vecchiaia, il daimon reclama il suo spazio. Non gli interessa più ciò che facciamo per il mondo, ma ciò che stiamo diventando per l'anima.
Ecco perché il carattere si rivela con tanta forza negli anni tardi: il daimon usa il tempo, le cicatrici, le perdite e persino le nostre rigidità come uno scultore usa lo scalpello. Ogni peculiarità, ogni "difetto" di forma non è un errore, ma la firma irripetibile della nostra vocazione che chiede di essere finalmente riconosciuta.
James Hillman
La forza del carattere
Un cittadino di Yen, nato nel regno di Yen, si fece adulto nel regno di Ch’u e giunto alla vecchiaia ritornò nel suo paese d’origine. Attraversando il regno di Chin, i suoi compagni di viaggio lo ingannarono e indicandogli una città gli dissero: – Questa è la capitale di Yen. – Quell’uomo si commosse e mutò espressione. Gli indicarono degli altari e gli dissero: – Questi sono gli altari del tuo villaggio. – Quello sospirò profondamente. Gli indicarono una capanna e gli dissero: – Quella è la casa dei tuoi avi. – Quello pianse a calde lagrime. Gli indicarono un tumulo e gli dissero: – Quella è la tomba dei tuoi avi. – Quello singhiozzò senza frenarsi. I compagni di viaggio scoppiarono in una gran risata e dissero: – Ci siamo beffati di te. Questo è il regno di Chin.
Quell’uomo rimase assai avvilito. Quando giunse a Yen e vide veramente la capitale e gli altari del regno di Yen, vide veramente la casa e la tomba dei suoi avi, la sua commozione fu minima.
Lieh Tzu