lunedì 20 maggio 2024

 Il sonno non è nient'altro che la faccia oscura e attiva del riposo. 

Lo spirito cosciente non esercita più il suo controllo. I desideri e le passioni vi si muovono in libertà, come i personaggi di un film. 

Non dimenticare che, quando ti addormenti, scendi in altri livelli di realtà. 

Il sonno è una delle chiavi della padronanza di sé: usalo come lo yoga.


Dugpa Rimpoce

domenica 19 maggio 2024

 "Tu non presti attenzione a te stesso. 

La tua mente è sempre con gli oggetti, le persone e le idee, e mai con te stesso. 

Mettiti al centro dell’attenzione, diventa consapevole della tua esistenza. 

Guarda come funzioni, osserva le motivazioni e i risultati delle tue azioni. 

Esamina la prigione che hai costruito intorno a te, per inavvertenza.  

Conoscendo ciò che non sei, arrivi a conoscere te stesso.

Hai soltanto bisogno di sbarazzarti della tendenza a definire te stesso.

Per fluire con la vita intendo l’accettazione: accogliere ciò che viene e lasciar andare ciò che va. 

Il passato è nella memoria, il futuro nell’immaginazione.

Il desiderio è il ricordo del piacere e la paura è il ricordo del dolore. 

Tutti e due rendono irrequieta la mente. 

I momenti di piacere non sono altro che intervalli nel flusso del dolore.  

Come potrebbe essere felice la mente? 

La gioia è gioia solamente se contrapposta al dolore.

Per sua stessa natura, la mente divide e oppone. 

Può esserci un’altra mente che unisce e armonizza, che vede il tutto nel particolare e il particolare come interamente collegato al tutto? 

La puoi trovare andando oltre la mente che limita, divide e oppone.

La mente crea l’abisso, il cuore lo valica.

Come tutto ciò che è mentale, anche la cosiddetta legge di casualità si contraddice. 

Nessuna cosa esistente ha una casualità particolare; l’intero universo contribuisce persino all’esistenza delle cose più minuscole. 

Se la gente sapesse che niente può accadere se l’universo non lo fa accadere, 

otterrebbe molto di più con minor impiego di energie."


Sri Nisargadatta Maharaj

sabato 18 maggio 2024

 Poiché nella nostra vita è avvenuto un cambiamento che è l'opposto di quello che ci aspettavamo o desideravamo, semplicemente per questo motivo, sentiamo che c'è un problema. Non ci aspettavamo questa nuova situazione, questo cambio di circostanze. Per esempio, se sentiamo che qualcosa è cambiato nella relazione che abbiamo con qualcuno, un amico o un compagno, e sentiamo di non essere più insieme a quella persona, non ci aspettavamo che questo cambiamento avvenisse e non volevamo che avvenisse. La nostra mente non riesce a gestire il fatto che sia accaduto - sia il cambiamento di atteggiamento dell'altra persona nei nostri confronti, sia la separazione fisica - e poiché crediamo che questo sia un problema, a causa di questo concetto, lo vediamo come un problema.

Il problema che vediamo è qualcosa che deriva dal nostro concetto sbagliato. Se cercassimo il problema reale, non riusciremmo a trovarlo. Qual è il problema? Quando cerchiamo i problemi nella nostra vita, non li troviamo! [A parte il fatto che li etichettiamo come problemi. Analizzando ciò che è un problema, non si tratta di qualsiasi cambiamento sia avvenuto - il cambiamento dell'atteggiamento del nostro amico nei nostri confronti o anche la distanza o la vicinanza del suo corpo fisico - ma della nostra mente, del concetto che abbiamo creato nella nostra mente, che questo è un problema. Pensare in questo modo è un nostro atteggiamento, ma crediamo che sia vero.


Lama Zopa Rinpoche


venerdì 17 maggio 2024

giovedì 16 maggio 2024

mercoledì 15 maggio 2024

 Quando corri dietro ai tuoi pensieri,

sei come un cane che corre appresso a un bastone:

ogni volta che viene lanciato un bastone, gli corri dietro.

Piuttosto, sii come un leone che,

invece di inseguire il bastone,

si volta verso il lanciatore.

Puoi lanciare un bastone ad un leone una sola volta.


Milarepa

martedì 14 maggio 2024

 « Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica.

La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi. »


C.G. Jung, “Il Libro Rosso - Liber Novus” (1930)