domenica 8 febbraio 2026

 La foglia di pippala


"Ai piedi dell’albero di pippala l’eremita Gautama raccolse il suo formidabile potere di concentrazione nell’esame del corpo. Vide che ogni cellula è come una goccia d’acqua immersa nel fiume infinito di nascita esistenza e morte, senza riuscire a trovare nel corpo una sola cosa che rimanga immutata o di cui sia lecito dire che costituisca un sé separato. Mescolato con il fiume del corpo scorre il fiume delle sensazioni, in cui ogni goccia d’acqua è una sensazione. E anche queste gocce si accavallano in un processo di nascita esistenza e morte. Alcune sensazioni sono piacevoli, altre spiacevoli e altre ancora neutre, ma tutte sono impermanenti. Appaiono e scompaiono, precisamente come tutte le cellule del corpo…


Le gocce del fiume delle percezioni si frammischiano influenzandosi l’un l’altra, in un identico processo di nascita esistenza e morte. Se le percezioni sono accurate, la realtà si rivela, se sono distorte, la realtà si vela. Gli uomini sono eternamente preda della sofferenza a causa delle percezioni distorte: credono permanente ciò che è impermanente, dotato di un sé ciò che è privo di un sé, soggetto a nascita e morte ciò che non soffre né nascita né morte, e dividono ciò che non si può dividere. Quindi illuminò di consapevolezza gli stati mentali che causano la sofferenza: paura, ira, odio, arroganza, gelosia, avidità e ignoranza… e vide come tutti nascono a causa dell’ignoranza. Sono l’esatto contrario della consapevolezza. Sono tenebra, assenza di luce.


Vide che la chiave per giungere alla liberazione è perforare l’ignoranza e penetrare nel cuore della realtà per farne esperienza diretta. Tale conoscenza non è più conoscenza intellettuale, ma esperienza diretta. In passato Siddhartha aveva esplorato molti modi per vincere la paura, l’ira, l’avidità, ma i metodi usati non avevano dato frutto perché non erano che tentativi di sopprimere sensazioni ed emozioni…


Sorrise e levò lo sguardo ad una foglia di pippala stagliata contro il cielo azzurro, la cui punta ondeggiava verso di lui come se lo chiamasse. Osservandola in profondità, Gautama vi distinse chiaramente la presenza del sole e delle stelle; perché senza sole, senza luce e calore, quella foglia non sarebbe esistita. Questo è in questo modo perché quello è in quel modo. Anche le nuvole vide nella foglia, perché senza nuvole non c’è la pioggia e, senza pioggia quella foglia non poteva esistere. E vide la terra, il tempo, lo spazio, la mente: tutti presenti nella foglia. In verità , in quel preciso momento l’intero universo si manifestava nella foglia…


Generalmente si pensa che una foglia sia nata in primavera, ma Gautama vide che esisteva già da tanto, tanto tempo nella luce del sole, nelle nuvole, nell’albero e in se stesso. Comprendendo che quella foglia non era mai nata, comprese che anche lui non era mai nato. Entrambi, la foglia e lui stesso, si erano semplicemente manifestati. Poiché non erano mai nati non potevano morire. Questa visione profonda dissolse le idee di nascita e morte, di comparsa e di scomparsa…Vide che è l’esistenza di ciascun fenomeno a rendere possibile l’esistenza di tutti gli altri fenomeni. L’uno contiene il tutto, e il tutto è contenuto nell’uno…"


Thich Nhat Hanh

"Vita di Siddhartha il Buddha"

sabato 7 febbraio 2026

 L’arte di etichettare i pensieri


Non c’è nulla di sbagliato nei nostri pensieri egocentrici, salvo che, identificandoci con essi, la nostra visione della realtà è bloccata. Come comportarci allora con i pensieri? Li etichettiamo. Siate molto accurati nel lavoro; non basta l’etichetta ‘pensiero, pensiero’ o ‘preoccupazione, preoccupazione’. Notate ad esempio: ‘Pensiero: lui è un tiranno, ‘Pensiero: lei è ingiusta’, ‘Pensiero: non faccio mai niente che va bene’. Siate precisi. Se i pensieri precipitano a tale velocità che è discernibile solo la loro confusione, allora etichettate la perturbazione come: ‘Confusione’. Persistendo nella ricerca di un pensiero preciso, prima o poi lo troverete.

Praticando in questo modo, diventiamo familiari a noi stessi, alla nostra vita e al modo in cui ci rapportiamo a essa. Constatando la comparsa dello stesso pensiero centinaia di volte, abbiamo scoperto qualcosa di noi che ignoravamo. Può darsi che il pensiero vada incessantemente al passato o al futuro. Alcuni rimuginano le situazioni, altri le persone, altri ancora se stessi. Alcuni alimentano in continuazione giudizi sugli altri.

Ci vogliono quattro o cinque anni di etichettamento dei pensieri per giungere a conoscerci abbastanza bene. Ma cosa accade ai pensieri, etichettati con precisione e accuratezza? Accade che si placano. Non occorre forzarci a lasciarli. Quando si sono calmati, ritorniamo all’esperienza del corpo e del respiro: ancora, ancora e ancora. Non potrò mai sottolineare abbastanza che non si tratta di un paio di volte, ma di decine di migliaia di volte. Nel frattempo, la nostra vita si trasforma.


C. Joko Beck

venerdì 6 febbraio 2026

 C'è sempre una parte della nostra personalità che è inconscia, che è in via di formazione; siamo eternamente incompiuti, cresciamo e cambiamo. 


La personalità futura che saremo è già in noi, ma ancora nascosta nell'ombra. 


L' Io, in un certo senso, è come una fessura mobile che si sposta su una pellicola in modo progressivo. 


Le potenzialità future dell'Io dipendono dalla sua ombra attuale. Sappiamo ciò che siamo stati, ma ignoriamo quello che saremo.


C.G. Jung

giovedì 5 febbraio 2026

 Il carattere è sottoposto a raffinazione nel laboratorio dell'età.

Non viene bene subito, la prima volta.

Ogni giorno che passa aumentano le probabilità di indovinare la mistura giusta, né troppo malleabile né troppo dura, né troppo asciutta né troppo dolce, quella che darà al carattere invecchiato la sua capacità di elargire benedizioni con ostinata raffinatezza.


James Hillman 

mercoledì 4 febbraio 2026

 Lo studente domanda: "Sono molto scoraggiato. Cosa dovrei fare?"


Il Maestro risponde: "Incoraggia gli altri".


Adagio Zen

martedì 3 febbraio 2026

 Uno sciocco

prega per una strada più facile,

un uomo saggio

prega per gambe più forti.


Adagio cinese

lunedì 2 febbraio 2026

 La compagnia che frequenti

è importante.

Se lasci il cappotto in una stanza

dove c'è gente che fuma,

ben presto avrà odore di fumo.

Se lo lasci fuori in giardino,

più tardi,quando lo riporterai in casa, porterà con sé il profumo

dell'aria fresca e dei fiori.


È così anche per la mente.

Il tuo abito di pensieri

assorbe le vibrazioni

di coloro con cui ti relazioni.


Kriyananda

domenica 1 febbraio 2026

 "In un certo senso, ogni terapia che ha successo si conclude con un fallimento. 


Non si raggiunge la propria immagine di perfezione. Il paziente si rende conto che avrà sempre dei difetti. 


Sa, tuttavia, che la sua crescita non è terminata e che il processo creativo iniziato in terapia è adesso sotto la sua personale responsabilità. 


Non termina la terapia camminando su una nuvoletta. Chi lo fa è destinato alla ricaduta. 


Chi invece rimane con i piedi per terra, ha imparato ad apprezzare la realtà e ha sviluppato un atteggiamento creativo verso i problemi che incontrerà. Ha sperimentato la gioia, ma anche il dolore. Se ne va con un senso di auto-realizzazione che comprende il rispetto per la saggezza del suo corpo. Ha riguadagnato il suo potenziale creativo."


Alexander Lowen



sabato 31 gennaio 2026

 Gli esseri umani non possono vivere senza sfide. Non possiamo vivere senza significato. Tutto ciò che abbiamo mai realizzato lo dobbiamo a questo inspiegabile impulso a spingerci oltre la nostra portata, a compiere l'impossibile, a conoscere l'ignoto. 


Le Upanishad direbbero che questo impulso fa parte della nostra eredità evolutiva, donatoci per l'avventura suprema: scoprire con certezza chi siamo, cos'è l'universo e qual è il significato del breve dramma della vita e della morte che recitiamo sullo sfondo dell'eternità. 


Upanishad

venerdì 30 gennaio 2026

 ANCORA ACERBO (storia sufi)

Quando uno dei discepoli, gli annunciò la sua intenzione di insegnare agli altri la Verità, il Maestro gli propose la seguente prova:

“Pronuncia un discorso in mia presenza, in modo che posso giudicare se sei pronto...”

Il discorso fu davvero ispirato, e quando finì, un mendicante si avvicinò all'oratore, che si alzò in piedi e diede il suo mantello al mendicante per dare un esempio.

Più tardi il Maestro gli disse: “Le tue parole erano piene di saggezza, figlio mio, ma ancora non sei pronto”.

“Perché?”, chiese il discepolo deluso.

“Per due ragioni: perché non hai dato la possibilità al mendicante di esprimere le sue esigenze e, perché non hai vinto il desiderio di impressionare gli altri con la tua virtù".