domenica 18 ottobre 2026

 Il daimon non ci abbandona nell’ultima parte della strada. Al contrario, quando le grandi ambizioni della giovinezza e le urgenze del fare si placano, la sua voce si fa più chiara.


Il daimon è il custode della nostra singolarità, l’immagine guida che abbiamo scelto prima di nascere. Durante la prima metà della vita siamo occupati a costruire il guscio — il ruolo, la carriera, la famiglia —, ma nella seconda metà, e specialmente nella vecchiaia, il daimon reclama il suo spazio. Non gli interessa più ciò che facciamo per il mondo, ma ciò che stiamo diventando per l'anima.


Ecco perché il carattere si rivela con tanta forza negli anni tardi: il daimon usa il tempo, le cicatrici, le perdite e persino le nostre rigidità come uno scultore usa lo scalpello. Ogni peculiarità, ogni "difetto" di forma non è un errore, ma la firma irripetibile della nostra vocazione che chiede di essere finalmente riconosciuta.


James Hillman 

La forza del carattere

sabato 17 ottobre 2026

 Un cittadino di Yen, nato nel regno di Yen, si fece adulto nel regno di Ch’u e giunto alla vecchiaia ritornò nel suo paese d’origine. Attraversando il regno di Chin, i suoi compagni di viaggio lo ingannarono e indicandogli una città gli dissero: – Questa è la capitale di Yen. – Quell’uomo si commosse e mutò espressione. Gli indicarono degli altari e gli dissero: – Questi sono gli altari del tuo villaggio. – Quello sospirò profondamente. Gli indicarono una capanna e gli dissero: – Quella è la casa dei tuoi avi. – Quello pianse a calde lagrime. Gli indicarono un tumulo e gli dissero: – Quella è la tomba dei tuoi avi. – Quello singhiozzò senza frenarsi. I compagni di viaggio scoppiarono in una gran risata e dissero: – Ci siamo beffati di te. Questo è il regno di Chin.

Quell’uomo rimase assai avvilito. Quando giunse a Yen e vide veramente la capitale e gli altari del regno di Yen, vide veramente la casa e la tomba dei suoi avi, la sua commozione fu minima.


Lieh Tzu

venerdì 16 ottobre 2026

 Non c'è bisogno di precipitare i tempi: basta accompagnare il processo. Quando le condizioni sono mature, l'effetto si produce da solo, come la frutta che cade dal ramo senza bisogno di essere staccata. 

Colui che forza la situazione crea resistenza; colui che la asseconda elimina l'attrito prima ancora che si manifesti.


Francois Jullien

giovedì 15 ottobre 2026

 La fretta è un'illusione dell'ansia; l'attesa rigida è un'illusione dell'ostinazione. La padronanza interiore risiede nel fluire con il tempo presente senza anticipare né trattenere.


Gianluca Magi

36 stratagemmi

mercoledì 14 ottobre 2026

martedì 13 ottobre 2026

 Se vuoi andare veloce, cammina da solo. 

Se vuoi andare lontano, cammina in gruppo. 


Adagio cinese

lunedì 12 ottobre 2026

 Vedi l'acqua del ruscello? Se cerchi di afferrarla con la mano stretta nel pugno, scivolerà via e la perderai tutta.


Ma se apri la mano e lasci che il palmo riposi nel flusso, la mano si riempirà d'acqua. Non trattenere nulla e avrai tutto.


Adagio zen

domenica 11 ottobre 2026

 Come si pratica la consapevolezza?

È semplicissimo, ed è anche una grande sfida. La pratica della consapevolezza richiede solo che qualunque cosa si faccia, sia fatta con tutto il proprio essere. Si deve investire il cento per cento di se stessi nel fare anche le cose più semplici, come prendere una penna, aprire un libro, accendere un bastoncino d’incenso. Da novizio, avevo il compito accendere un bastoncino d’incenso da offrire sull’altare in sala di meditazione, più volte nella giornata; mi hanno insegnato a prendere il bastoncino d’incenso con due mani, la sinistra sopra la destra che regge lo stelo del bastoncino. Un bastoncino d’incenso è leggerissimo, perché usare due mani? L’idea è quella di investire il cento per cento di se stessi nella semplice azione di prendere un bastoncino d’incenso. Quando accendi un fiammifero e con esso l’incenso, oppure quando avvicini la punta del bastoncino alla fiamma di una candela, devi stare al cento per cento con l’atto di accenderlo. Questa è la pratica della consapevolezza, della presenza mentale.

Quando versi il tè, l’atto di versare il tè nella tazza può diventare un atto di meditazione se lo fai in consapevolezza. Non pensare al passato, non pensare al futuro, non pensare a quello che farai domani: concentrati interamente sull’atto di versare il tè. Investi tutto te stesso nel qui e ora.

Tutti sanno versare il tè, tutti sanno berlo, ma non tutti lo versano in consapevolezza e lo bevono in consapevolezza: è perché abbiamo la tendenza a fuggire dal qui e ora, spinti dall’energia dell’abitudine. L’energia dell’abitudine è forte, in noi, dunque abbiamo bisogno di praticare per trasformarla. Più ci liberiamo dall’energia dell’abitudine, più saremo capaci di vivere pienamente ogni attimo della nostra vita quotidiana.

Sul lavoro possiamo avere la responsabilità di molte persone, oppure di poche o anche solo di noi stessi. Essere responsabili è un bene. Certo, desideriamo il successo nel lavoro, ma dato che manchiamo di consapevolezza ci lasciamo trascinare dal nostro desiderio di successo, e questa diventa un’abitudine che ci spinge avanti tutto il tempo. Non siamo più capaci di bere il nostro tè nel qui e ora: anche quando lo abbiamo in bocca non ne siamo coscienti perché siamo bevendo i nostri progetti, stiamo bevendo i nostri problemi.

Secondo il Buddha la vita è disponibile soltanto nel qui e ora, nel momento presente. Ha detto infatti: “Il passato se n’è già andato, il futuro non è ancora arrivato. C’è solo un momento in cui puoi vivere, ed è il momento presente”. Se non lo cogli manchi il tuo appuntamento con la vita. È così chiaro! La presenza mentale è l’energia e la pratica che ti aiuta a tornare al qui e ora in modo da incontrarti con la vita. È una pratica che richiede tempo e sostegno; senza allenamento e senza il sostegno di una comunità di compagni di pratica, non sarai in grado di portarla avanti.


Thich Nhat Han

sabato 10 ottobre 2026

 Ascoltiamo ciò che dice l'inconscio. Porgiamo ascolto alla voce del Grande Vecchio dentro di noi, che ha vissuto così a lungo, che ha veduto e sperimentato tante cose. (...) Ma dove possiamo entrare in contatto con l'antico uomo che è in noi? Nei sogni. I sogni sono chiare manifestazioni dell'inconscio. Rappresentano il punto d'incontro della storia della razza e dei nostri attuali problemi esterni. Nel sonno noi consultiamo l'uomo di due milioni di anni fa di cui ciascuno di noi è il portavoce. Carl Gustav Jung