Come si pratica la consapevolezza?
È semplicissimo, ed è anche una grande sfida. La pratica della consapevolezza richiede solo che qualunque cosa si faccia, sia fatta con tutto il proprio essere. Si deve investire il cento per cento di se stessi nel fare anche le cose più semplici, come prendere una penna, aprire un libro, accendere un bastoncino d’incenso. Da novizio, avevo il compito accendere un bastoncino d’incenso da offrire sull’altare in sala di meditazione, più volte nella giornata; mi hanno insegnato a prendere il bastoncino d’incenso con due mani, la sinistra sopra la destra che regge lo stelo del bastoncino. Un bastoncino d’incenso è leggerissimo, perché usare due mani? L’idea è quella di investire il cento per cento di se stessi nella semplice azione di prendere un bastoncino d’incenso. Quando accendi un fiammifero e con esso l’incenso, oppure quando avvicini la punta del bastoncino alla fiamma di una candela, devi stare al cento per cento con l’atto di accenderlo. Questa è la pratica della consapevolezza, della presenza mentale.
Quando versi il tè, l’atto di versare il tè nella tazza può diventare un atto di meditazione se lo fai in consapevolezza. Non pensare al passato, non pensare al futuro, non pensare a quello che farai domani: concentrati interamente sull’atto di versare il tè. Investi tutto te stesso nel qui e ora.
Tutti sanno versare il tè, tutti sanno berlo, ma non tutti lo versano in consapevolezza e lo bevono in consapevolezza: è perché abbiamo la tendenza a fuggire dal qui e ora, spinti dall’energia dell’abitudine. L’energia dell’abitudine è forte, in noi, dunque abbiamo bisogno di praticare per trasformarla. Più ci liberiamo dall’energia dell’abitudine, più saremo capaci di vivere pienamente ogni attimo della nostra vita quotidiana.
Sul lavoro possiamo avere la responsabilità di molte persone, oppure di poche o anche solo di noi stessi. Essere responsabili è un bene. Certo, desideriamo il successo nel lavoro, ma dato che manchiamo di consapevolezza ci lasciamo trascinare dal nostro desiderio di successo, e questa diventa un’abitudine che ci spinge avanti tutto il tempo. Non siamo più capaci di bere il nostro tè nel qui e ora: anche quando lo abbiamo in bocca non ne siamo coscienti perché siamo bevendo i nostri progetti, stiamo bevendo i nostri problemi.
Secondo il Buddha la vita è disponibile soltanto nel qui e ora, nel momento presente. Ha detto infatti: “Il passato se n’è già andato, il futuro non è ancora arrivato. C’è solo un momento in cui puoi vivere, ed è il momento presente”. Se non lo cogli manchi il tuo appuntamento con la vita. È così chiaro! La presenza mentale è l’energia e la pratica che ti aiuta a tornare al qui e ora in modo da incontrarti con la vita. È una pratica che richiede tempo e sostegno; senza allenamento e senza il sostegno di una comunità di compagni di pratica, non sarai in grado di portarla avanti.
Thich Nhat Han
