giovedì 7 maggio 2026

 È molto facile conformarsi a ciò che la società, i genitori o gli insegnanti ci dicono. È un modo di esistere sicuro e comodo, ma non è vivere... Vivere significa scoprire da soli cosa è vero. 


Jiddu Krishnamurti

mercoledì 6 maggio 2026

 Vivrai meglio se smetti di contraddire. 

Quando qualcuno ti dice che è un vitello, offrigli dell'erba.


Alejandro Jodorowsky 

martedì 5 maggio 2026

 Considera pensieri e sentimenti come un treno che entra in stazione e poi riparte; sii come la stazione, non come un passeggero. 


Rupert Spira

lunedì 4 maggio 2026

 Se segui la tua passione, ti incammini su un percorso che è sempre stato lì ad aspettarti, e la vita che dovresti vivere è quella che stai vivendo. Segui la tua passione e non avere paura, e si apriranno porte dove non sapevi che ce ne sarebbero state.


Joseph Campbell

domenica 3 maggio 2026

 Un giorno un Giardiniere accorto, decise di piantare nel proprio giardino un bel roseto. 

Tolse le erbacce, rivangò la terra, impilò i tralicci. 

Ma nel sudore del lavoro, s'accorse che proprio al centro del proprio giardino stava ben piantato nella terra un grosso macigno. 

Questo avrebbe impedito alle nuove piantine di affondare bene le proprie radici nella fertile terra, sarebbe stato un disastro per le sue timide rose. 

Allora ostinato ed operoso quale era, il Giardiniere si mise all'opera per spostare quel grosso macigno dal proprio giardino ma per quanto faticasse non trovava modi e maniere per estirparlo dalle profondità del terreno. 

Un giorno passò per via un Vecchio e vide l'operoso Giardiniere alle prese col proprio macigno. 

Si fermò, lo osservò per un istante, poi sorrise e disse: "Perchè ti ostini a spostare quel macigno dal tuo giardino?" - il Giardiniere rispose: "Devo piantare le mie rose e questo enorme macigno occupa proprio il centro del mio meraviglioso giardino!". 

Il Vecchio sorrise ancora e disse: "Ascoltami! Invece di ostinarti a volervo spostare, inizia a lucidarne la roccia, scava attorno un pò di terra, ora prendi delle piante grasse e innestale tra le fratture." Il Giardiniere ascoltò e si mise all'opera: lucidò la roccia, tolse la terra di troppo, ed vi collocò le sue piante grasse. Ed ecco che il grosso macigno era diventato la parte più bella del giardino, ed i passanti da allora si fermavano a guardarne la meraviglia.


Raccontami

Jorge Bucay

sabato 2 maggio 2026

 Essere maldicenti, esprimere dei giudizi senza avere alcuna conoscenza dei fatti, è un atteggiamento del tutto spontaneo. Ci sono individui che vivono soltanto di quest’attività, persone amareggiate dalla vita che non riescono mai a scorgere la minima luce nel panorama dell’esistenza. Ciò fa supporre che la maldicenza sia connessa con un sentimento di inferiorità. Colui il quale non si sente inferiore e combatte giorno dopo giorno per conquistare la sua vita non ha certo bisogno di essere maldicente, perché è stato capace di integrare all'interno della sua personalità sia la luce che l’ombra.


Aldo Carotenuto

venerdì 1 maggio 2026

 Il lavoro è amore rivelato.

E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l’elemosina di chi lavora con gioia.

Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l’uomo del tutto.

E se spremete l’uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.

E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l’uomo sordo alle voci del giorno e della notte.


Khalil Gibran - da "Il Profeta"

giovedì 30 aprile 2026

 Il neonato può piangere tutto il giorno senza irritarsi la gola. Può tenere il pugno serrato per tutto il giorno, senza avere crampi alla mano. Può guardare fisso per tutto il giorno, senza stancarsi gli occhi. Libero da ogni preoccupazione, inconsapevole di sé stesso, esso agisce senza pensare, non sa perché le cose succedono, non ha bisogno di saperlo.


Chuang-tzu

mercoledì 29 aprile 2026

 Ci si fa intimidire da chi vorremmo inconsciamente essere,

o da ciò che vorremmo inconsciamente avere,

o da ciò che intimamente ci si reputa o si ha timore di essere. 

[…]


Gianluca Magi 36 stratagemmi

domenica 26 aprile 2026

 L’OROLOGIO FERMO ALLE SETTE


Su una delle pareti della mia stanza è appeso un bell’orologio antico che non funziona più.

Le sue lancette, ferme quasi da sempre, segnalano imperturbabili la stessa ora: le sette in punto.

Quasi sempre, l’orologio è solo un inutile addobbo su una parete biancastra e vuota.

Tuttavia, ci sono due momenti della giornata, due istanti fugaci, in cui il vecchio orologio sembra risorgere dalle sue ceneri come un’araba fenice.

Quando tutti gli orologi della città, nei suoi impazziti movimenti, i cucù e i gongs dei campanili fanno suonare sette volte il loro ripetuto canto, il vecchio orologio della mia stanza sembra prendere vita.

Due volte al giorno, mattina e sera, l’orologio si sente in completa armonia con il resto del mondo.

Se qualcuno guardasse l’orologio solamente in questi due momenti, direbbe che funziona alla perfezione…però, passato quell’istante, quando gli altri orologi zittiscono il loro canto e le lancette continuano il loro monotono cammino, il mio vecchio orologio perde il passo e rimane fedele a quell’ora su cui una volta fermò il suo andare.

Ma io amo quest’orologio. E quanto più parlo di lui, più lo amo, perché ogni volta sento che assomiglio di più a lui.

Anch’io sto fermo nel tempo. Anch’io mi sento inchiodato ed immobile. Anch’io sono, in qualche modo, un inutile ornamento su una parete vuota.

Ma allo stesso modo gioisco dei fugaci momenti nei quali, misteriosamente, arriva la mia ora. Durante questo tempo, sento che sono vivo.

Tutto diventa chiaro e il mondo ritorna ad essere meraviglioso.

La prima volta che mi sentii così, provai ad afferrarmi a questo istante, credendo che potessi farlo durare per sempre.

Ma non fu cosi. Come il mio amico orologio, anche a me sfugge via il tempo degli altri .

Passati questi momenti, gli altri orologi, che vivono in altri uomini, continuano il loro giro ed io ritorno alla mia abituale morte statica, al mio lavoro, alle mie chiacchiere da caffè, al mio noioso andare, che sono abituato a chiamare vita.

Però so che la vita è un’altra cosa.

So che la vita, quella vera, non è che la somma di quei momenti che, anche se passeggeri, ci permettono percepire la sintonia dell’universo.

Quasi tutti, poverini, credono di vivere.

Ma solamente ci sono istanti di completa pienezza e quelli che non lo sanno e insistono a voler vivere per sempre, rimarranno condannati al mondo grigio e ripetitivo della quotidianità.

Per questo ti amo orologio.

Perché, in fondo io e te, siamo la stessa cosa.


Lascia che ti racconti di Jorge Bucay