Quello che abbiamo dimenticato è che pensieri e parole sono convenzioni, e che è fatale prendere le convenzioni troppo sul serio.'
Alan W Watts
Ignorare dov'è il vero piacere
Un sovrano decise di intraprendere una grande marcia di conquista per trasformare il suo regno in un impero.
Il suo saggio consigliere, volendo fargli toccare con mano la vanità delle sue ambizioni, gli chiese: «Ebbene, sire, a quale scopo iniziate questa grande impresa?»
Per rendermi padrone dei territori dei regni confinanti!
«E poi?»
Passerò ai regni confinanti delle terre conquistate!
«E poi?»
Andrò a soggiogare tutti i confinanti dei confinanti annessi!
«E poi?»
Quando avrò sottoposto il mondo alla mia soggezione, mi riposerò con mio comodo e vivrò felice e contento.
A questa conclusione, il consigliere esclamò: «Ah!, per Dio, sire, ditemi perché non state tranquillo fin d'ora, se è appunto questo lo stato che voi volete? Per quale motivo, già che ci siete, non vi sistemate in questa condizione alla quale dite di aspirare, risparmiandovi tanta fatica e tanti imprevisti?»
Il dito e la luna
Gianluca Magi
La mente in sé è meravigliosa. Non c'è niente di male a pensare. Non c'è niente di male nell'avere dei sentimenti. Altrimenti saremmo un tronco di legno, un cadavere. Non c'è nulla contro il pensiero concettuale, che è uno strumento incredibile. E gli esseri umani, con il nostro particolare tipo di intelletto, sono ciò che ci rende così particolarmente speciali per la pratica. I pensieri non sono il problema. Il problema è che ci identifichiamo completamente con loro, e non controlliamo i nostri pensieri, ma siamo controllati da loro. E molti dei nostri pensieri sono una totale manifestazione dell'ignoranza della nostra mente. Questo è tutto.
Jetsunma Tenzin Palmo
ALBERI (Storia zen)
I Koan sono dei problemi che, nello Zen, il maestro assegna ai discepoli e la cui soluzione non può esser trovata intellettualmente, bensì intuitivamente.
Un monaco desideroso di ottenere l'illuminazione guarda il compagno che medita con una serenità che lui non riesce a raggiungere.
Si apre al suo maestro, il quale lo accompagna nel giardino del monastero, e gli dice:
"Guarda, lo vedi quel melo? Lo vedi quel pero?
Ciascun albero produce buoni frutti, ma non sono paragonabili tra di loro."