Quando viene a cadere l’identificazione con qualche immagine esterna che ci dia sicurezza e sentiamo direttamente la vibrazione che il tocco della vita genera nel cuore, dietro la nostra fragilità scopriamo uno spazio sconfinato, in cui noi siamo ‘nessuno’, ma questo ‘nessuno’ è collegato a tutte le cose e respira con esse.
Scopriamo che non c’è alcun bisogno di difenderci attraverso immagini e modelli di identità.
Nel momento in cui la mente smette di difendersi dalla propria fragilità, un gran senso di libertà e ristoro si fa strada.
Non c’è nulla di male ad essere vulnerabili. Anzi, è proprio nella nostra vulnerabilità che scopriamo di essere sensibili a tutto: ci accorgiamo allora che ogni cosa, ogni situazione, ci tocca nel profondo.
Gli eventi esterni producono onde che vibrano nel nostro cuore. A noi è data solo la possibilità di riconoscere questo fatto, oppure di ignorarlo (con tutta la sofferenza che comporta questa seconda via).
Se non ci induriamo nell’insensibilità dell’ignoranza, scopriamo con sollievo la naturale influenza che gli avvenimenti esercitano sul nostro cuore, liberi di accettare queste onde come eventi naturali.
Scopriamo anche di essere noi stessi nient’altro che onde, totalmente interconnesse con tutto il resto.
Mauro Bergonzi - Da Qualcuno a Nessuno
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