L'autosservazione si compone di due fasi: la prima è una meticolosa retrospezione di tutti gli accadimenti che hanno determinato un mutamento nel nostro modo di porci con noi stessi e con gli altri. La seconda è l'introspezione di questi cambiamenti nei vari livelli del nostro essere, in modo da comprendere i sottili collegamenti che come i fili della tela di un ragno tutto avviluppano in noi, e per sommatoria tutto determinano nel mondo attorno a noi.
È utile precisare che l'autosservazione è uno strumento attraverso cui rispondere a due domande che si manifestano nell’uomo impegnano lungo la via della conoscenza. La prima domanda consiste nel chiedersi se l'insieme dei nostri comportamenti, che determina la nostra vita, è funzionale o disfunzionale alla nostra stessa esistenza. La seconda domanda è l'interrogarsi se non vi siano delle qualità, capacità, abilità, latenti o potenziali sommerse in noi, che potrebbero svilupparsi compiendo scelte diverse. A posteriori possiamo affermare che i comportamenti disfunzionali sono energivori, e ovviamente pregiudicano l'emersione di quelle abilità in noi innate. Al contempo possiamo sostenere che l'emersione di dette abilità contribuisce a correggere le funzioni percettive - cognitive, biofisiche e biochimiche, presenti in noi e quindi a rimuovere o ricondurre all'ordine ciò che prima era caos, più o meno compensato. Tale precisazione è dovuta poiché è necessario imparare a distinguere gli strumenti dall'obiettivo. Il nostro fine è la conoscenza interiore, mentre l'autosservazione è uno degli utili strumenti per conseguirla. Perdendo di vista la meta ci troveremo a girare in tondo, saltando da sentiero a sentiero, oppure a collezionare strumenti e rituali come altri fanno raccolta di francobolli. Ecco quindi come idea e volontà, sono fra loro indissolubilmente unite, e l'assenza dell'una inficia ogni possibilità di lavoro, anche se siamo alla presenza dell'altra.
In conclusione l'autosservazione è utile strumento che possiamo impiegare per acquisire una centralità rispetto alle molteplici filastrocche che noi e il mondo amiamo raccontare e ascoltare. L'autosservazione ci porta a comprendere da dove una filastrocca nasce, e per quale motivo essa rimbomba in noi. Scopriremo che nel suo cono d’ombra, esiste un trauma, un nodo irrisolto, un'istanza separativa, o un elemento di prevaricazione che tramite essa preserva e manifesta se stesso. È il percorso a ritroso di Teseo nel labirinto del Minotauro, che per trovare la via di uscita, seguì il filo di Arianna. Così noi seguendo la fumosità della filastrocca interiore, entreremo in profondità nel labirinto della nostra mente, alla ricerca dell'elemento disfunzionale che la sta generando. Una volta trovato, lo osserveremo e capiremo così da quale nodo irrisolto della nostra vita ha origine.
Amico mio, diffidiamo di chi propone percorsi basati sulla sterile riproposizione di rituali formali, di cerimonie ottocentesche dalla dubbia coesione e prospettiva tradizionale. Senza un’adeguata pratica interiore, senza un controllo del corpo e della mente, senza una pratica individuale tutto è vanità e inutilità.
Esercizio
Fermati un istante, sorprenditi durante il corso della giornata. Interrogati su quali propositi, quali volontà, quali motivi ti hanno condotto esattamente dove sei adesso. Non arrestarti all’apparenza, alle facili risposte (il lavoro, la famiglia, gli amici, il bisogno), ma cerca di andare in profondità, di individuare cosa esattamente si cela dietro al motivo per cui sei dove sei.
Esercizio
Individua una situazione, una condizione, della tua vita che reputi deprimente, ipocrita, o di comodo. Rivivila nel silenzio della tua mente, assapora ogni aspetto di essa. Cerca di comprendere quali aspetti della tua struttura psicologica sono appagati da essa, e come questa influisce sulla tua vita e sulle tue prospettive.
Tratto dal libro "Uomo Ente Magico"
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