sabato 21 giugno 2025

 Le storie zen e le opere d’arte cinesi e giapponesi danno  dunque la percezione del Tao. 

Una delle scene preferite è quella di un paesaggio montano e di un poeta che cammina in una foresta di pini, accanto a un ruscello. 

Dove sta andando? Dove va il ruscello? Da che parte si dirigono le nuvole? 

Verso quale luogo volano gli uccelli? Si muovono e basta.

Dentro questa idea di movimento si può scoprire la qualità che i giapponesi chiamano yugen. 

Il termine yugen è composto da due caratteri che significano “misterioso” e “profondo”. Nelle poesie giapponesi yugen è ciò che si prova quando si contemplano le anatre selvatiche che scompaiono improvvisamente dietro una nuvola. 

È quello che si sente quando si osserva una barca in mezzo al mare mentre veleggia verso un’isola lontana. 

Yugen è continuare a camminare in una foresta senza pensare a dover tornare indietro.

Andare da nessuna parte è incamminarsi nello spazio ricolmo di tutto.

Non sappiamo cosa incontreremo. Lo spazio è usato in maniera tale che la nostra immaginazione deve soltanto scorrervi dentro senza soffermarsi sopra una forma specifica. 

I poeti cinesi e giapponesi rievocano continuamente immagini che ricordano la bellezza di non avere nessuno scopo. 

Una poesia haiku recita:

“È tutto qui. Il sentiero finisce in mezzo al prezzemolo”.


Alan Watts 

Taoismo

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