Le storie zen e le opere d’arte cinesi e giapponesi danno dunque la percezione del Tao.
Una delle scene preferite è quella di un paesaggio montano e di un poeta che cammina in una foresta di pini, accanto a un ruscello.
Dove sta andando? Dove va il ruscello? Da che parte si dirigono le nuvole?
Verso quale luogo volano gli uccelli? Si muovono e basta.
Dentro questa idea di movimento si può scoprire la qualità che i giapponesi chiamano yugen.
Il termine yugen è composto da due caratteri che significano “misterioso” e “profondo”. Nelle poesie giapponesi yugen è ciò che si prova quando si contemplano le anatre selvatiche che scompaiono improvvisamente dietro una nuvola.
È quello che si sente quando si osserva una barca in mezzo al mare mentre veleggia verso un’isola lontana.
Yugen è continuare a camminare in una foresta senza pensare a dover tornare indietro.
Andare da nessuna parte è incamminarsi nello spazio ricolmo di tutto.
Non sappiamo cosa incontreremo. Lo spazio è usato in maniera tale che la nostra immaginazione deve soltanto scorrervi dentro senza soffermarsi sopra una forma specifica.
I poeti cinesi e giapponesi rievocano continuamente immagini che ricordano la bellezza di non avere nessuno scopo.
Una poesia haiku recita:
“È tutto qui. Il sentiero finisce in mezzo al prezzemolo”.
Alan Watts
Taoismo
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