Jung pensa che l’uomo abbia spesso bisogno di crisi nelle quali è costretto a confrontarsi con il suo inconscio e quindi con le proprie parti istintive, con le passioni e con le proprie ferite e debolezze.
E questo confronto con l’inconscio provoca quella differenza di potenziale necessaria perché possano avvenire trasformazioni.
Ma non tutti sono disposti veramente a confrontarsi con se stessi. “Chi non ricorda certi amici e compagni di scuola, che da giovani erano esemplari e promettenti, e che, dopo molti anni, si ritrovano inariditi e limitati dalla monotonia della vita quotidiana?”
Jung, Vol. VIII, p. 423.
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