domenica 6 luglio 2025

 Attenzione alla fine (storia sufi)


C'era una volta un re che amava la compagnia dei dervisci. Avendone incontrato uno che aveva tutti i segni esteriori di grande devozione, il re gli chiese un'unica frase che lo avrebbe aiutato nel suo sviluppo spirituale.


"Certamente," rispose il derviscio, "ripeti molte volte al giorno la frase: 'pensa sempre alla fine, prima di iniziare qualcosa'. lo faccio anch'io."


Dopo aver espresso la sua gratitudine, il re prese l'abitudine di ripetere la formula ogni volta che gli veniva in mente, il che generalmente accadeva quando si ritrovava in uno stato d'animo rilassato.


Accadde così che una notte due ladri, dopo essersi arrampicati fino alla sua finestra, udirono il re che, seduto nella quiete del suo palazzo, ripeteva la frase e meditava sulla sua saggezza. Pensando che il re fosse dotato di percezioni mistiche o chiaroveggenti e li avesse visti, pur voltando loro le spalle, i ladri, in preda al terrore, confessarono tutto. Il re ne fu compiaciuto.


Non molto tempo dopo, il re era seduto tranquillamente mentre il suo barbiere si preparava a raderlo. Questi era stato corrotto con la promessa della carica di Gran Visir, se avesse tagliato la gola al re. Ed era proprio ciò che si accingeva a fare, quando sentì il re mormorare due o tre volte: "pensa sempre alla fine, prima di iniziare qualcosa".


Terrorizzato, il barbiere lasciò cadere a terra il suo rasoio appena affilato e si prostrò davanti al re, implorando il suo perdono e confessandogli ogni cosa.


Il re, pieno di gioia per l'incessante potere e per l'efficacia del suo mantra, convocò l'intera corte affinché ascoltasse la storia della saggezza del derviscio e di come gli aveva salvato la vita.


Ma era presente un Sufi, consapevole delle limitazioni della filosofia dei dervisci. Egli disse al re: "sappiate, o re, che dovreste tenere conto delle possibilità impreviste."


Ma il re, che amava le soluzioni semplici, si rifiutò di ascoltarlo.


Allora il Sufi trasse dalle pieghe del suo abito una bacchetta e la sollevò. Dopo che la ebbe battuta per tre volte sul pavimento, un cane entrò correndo nella sala del trono, in risposta al segnale.


"Ora," disse il Sufi al cane, "portaci qualcosa di fresco, per esempio una brocca di succo di frutta. Ma quando torni, cambia il tuo aspetto in quello di una bella fanciulla."


Il cane uscì trotterellando, e pochi minuti dopo, una bellissima fanciulla entrò con una brocca tempestata di gemme e due coppe d'ambra, per servire la bevanda.


Il re ne fu entusiasta. "Sufi," disse, "cedimi quella bacchetta magica, in cambio ti darò una borsa piena dei miei gioielli più splendidi."


Quando lo scambio fu fatto, il re tentò di usare la bacchetta, ma non accadde nulla. Allora rivolse al Sufi uno sguardo irato, chiedendogli spiegazioni.


Il Sufi si inchinò e disse: "maestà, prima di iniziare qualcosa, voi pensate sempre alla fine. ma il vostro concetto di entrambi, sia dell'inizio sia della fine, è stato inutile. voi non avete iniziato dove è il vero inizio, che sarebbe dovuto essere lo sviluppo della vostra mente."

sabato 5 luglio 2025

 "La solitudine, quando assume rilevanza psicologica, non indica in alcun modo soltanto l’assenza di ogni società, ma al contrario la sua esistenza ideale che viene in seguito negata.


Costituisce un effetto a distanza della società il fatto che la determinazione positiva dell’individuo si manifesti attraverso la negazione della dimensione societaria.

Se il puro isolamento non produce il desiderio di essere con gli altri o la felicità di essere lontani da essi, esso pone l’uomo al di là della ricerca della dipendenza e la libertà non diventa un valore consapevole, perché manca il contrasto, la vicinanza della differenza. 


Questi altri devono innanzitutto essere presenti per poter risultare indifferenti a qualcuno.

La libertà individuale non è determinazione interna di un soggetto isolato, ma un fenomeno di relazione, che perde il proprio senso quando non c’è una controparte."



Georg Simmel, "La filosofia del denaro", 1901, p.264

venerdì 4 luglio 2025

 È meraviglioso essere soli. Essere soli non significa essere soli. Significa che la mente non è influenzata e contaminata dalla società.

La capacità di osservare senza giudicare è la forma più alta di intelligenza. 


Jiddu Krishnamurti

giovedì 3 luglio 2025


Non cadere in certe trappole... molla la presa prima che la situazione ti renda prigioniero...

COME ACCHIAPPARE LE SCIMMIE - parabola sufi


C’era una volta una scimmia che era molto ghiotta di ciliegie. Un giorno, vedendone una particolarmente succosa, scese dall’albero per prenderla. Purtroppo il frutto era contenuto in una bottiglia di vetro trasparente. Dopo alcuni tentativi, la scimmia capì che poteva afferrarlo solo infilando la mano dentro la bottiglia, attraverso il collo. E così fece. Quando richiuse la mano sulla ciliegia, si accorse di non poterla tirare fuori perché il pugno chiuso per prendere il frutto era più grosso del diametro del collo.

Ora, tutto ciò era stato previsto: la ciliegia nella bottiglia era, infatti, una trappola preparata da un cacciatore di scimmie che conosceva bene il loro modo di ragionare.

Quando sentì i lamenti dell’animale, il cacciatore si avvicinò. La scimmia tentò di scappare, ma, avendo la mano imprigionata nella bottiglia, come pensava, non potè spostarsi abbastanza rapidamente per sfuggirgli.

La scimmia, però, aveva ancora in pugno la ciliegia o, perlomeno, così credeva. Il cacciatore acchiappò la scimmia e un attimo dopo le diede un colpo secco sul gomito facendole mollare la presa.

La scimmia si era liberata, ma era prigioniera. Il cacciatore si era servito della ciliegia e della bottiglia, che erano ancora in suo possesso.

Quello che abbiamo dimenticato è che pensieri e parole sono convenzioni, e che è fatale prendere le convenzioni troppo sul serio.'


Alan W Watts

mercoledì 2 luglio 2025

 Ignorare dov'è il vero piacere


Un sovrano decise di intraprendere una grande marcia di conquista per trasformare il suo regno in un impero.

Il suo saggio consigliere, volendo fargli toccare con mano la vanità delle sue ambizioni, gli chiese: «Ebbene, sire, a quale scopo iniziate questa grande impresa?»

Per rendermi padrone dei territori dei regni confinanti!

«E poi?»

Passerò ai regni confinanti delle terre conquistate!

«E poi?»

Andrò a soggiogare tutti i confinanti dei confinanti annessi!

«E poi?»

Quando avrò sottoposto il mondo alla mia soggezione, mi riposerò con mio comodo e vivrò felice e contento.

A questa conclusione, il consigliere esclamò: «Ah!, per Dio, sire, ditemi perché non state tranquillo fin d'ora, se è appunto questo lo stato che voi volete? Per quale motivo, già che ci siete, non vi sistemate in questa condizione alla quale dite di aspirare, risparmiandovi tanta fatica e tanti imprevisti?»


Il dito e la luna

Gianluca Magi

martedì 1 luglio 2025

 Guardando indietro, sono pieno di gratitudine.

Guardando avanti, sono pieno di visione.

Guardando in alto, sono pieno di forza.

Guardando dentro, scopro la pace.


Preghiera Quero Apache

lunedì 30 giugno 2025

 La mente in sé è meravigliosa. Non c'è niente di male a pensare. Non c'è niente di male nell'avere dei sentimenti. Altrimenti saremmo un tronco di legno, un cadavere. Non c'è nulla contro il pensiero concettuale, che è uno strumento incredibile. E gli esseri umani, con il nostro particolare tipo di intelletto, sono ciò che ci rende così particolarmente speciali per la pratica. I pensieri non sono il problema. Il problema è che ci identifichiamo completamente con loro, e non controlliamo i nostri pensieri, ma siamo controllati da loro. E molti dei nostri pensieri sono una totale manifestazione dell'ignoranza della nostra mente. Questo è tutto.


Jetsunma Tenzin Palmo

sabato 28 giugno 2025

 ALBERI (Storia zen)

I Koan sono dei problemi che, nello Zen, il maestro assegna ai discepoli e la cui soluzione non può esser trovata intellettualmente, bensì intuitivamente.

Un monaco desideroso di ottenere l'illuminazione guarda il compagno che medita con una serenità che lui non riesce a raggiungere. 

Si apre al suo maestro, il quale lo accompagna nel giardino del monastero, e gli dice: 

"Guarda, lo vedi quel melo? Lo vedi quel pero? 

Ciascun albero produce buoni frutti, ma non sono paragonabili tra di loro."

venerdì 27 giugno 2025

 L'attenzione è la valuta più preziosa del nostro essere; dove la focalizziamo, lì si manifesta la nostra realtà, e imparare a dirigerla intenzionalmente è il cammino verso la maestria.


Carlos Castaneda