venerdì 24 gennaio 2025


Vivere è una questione urgente

Prendere ciò che non ti viene liberamente dato significa rubare. Questo vale anche per il tempo: non permettere agli altri di rubarlo. Il tuo tempo è tuo, ed è il bene più prezioso che hai. Con esso devi essere spietato.

Impara a dire di no. Le persone ti rispetteranno di più quando capiranno che sei una persona che valuta il proprio tempo. Quando metti dei confini, non stai respingendo gli altri: stai proteggendo te stesso, io sono spietato in tal senso

Smetti di pensare che avrai sempre tempo per fare ciò che conta davvero. Non vivrai per altri 500 anni. Quando ti renderai conto di questo, inizierai a concentrarti su tutte quelle cose importanti che hai trascurato, e smetterai di perdere tempo in cose meschine che ti hanno trascinato nel caos e nella crisi.

La vita non aspetta. Vivere è una questione urgente. Agisci oggi.

 Tutto ciò che attrae la mente verso l'esterno non è spirituale, mentre tutto ciò che attrae la mente verso l'interno è spirituale. 


Sri Ramana Maharshi

giovedì 23 gennaio 2025

A volte, per portare avanti un progetto, bisogna lasciare andare qualcosa. Come negli scacchi: per salvare la torre, può essere necessario sacrificare un pedone.  

Questa storia mi ha sempre affascinato. Sir Christopher Wren, uno degli architetti più geniali della storia, nel 1688 presentò il progetto per il municipio di Westminster. Il sindaco, però, lo criticò: secondo lui, c’erano troppe poche colonne a sostenere l’edificio.  

Wren, certo del suo lavoro, non si mise a discutere. Aggiunse due colonne, come richiesto. Eppure, molti anni dopo, si scoprì che quelle colonne non arrivavano nemmeno al soffitto. Non sostenevano nulla. Erano lì solo per quieto vivere.  

Questa vicenda mi ricorda quanto sia importante scegliere le battaglie giuste. Non tutto va dimostrato o difeso a ogni costo. A volte, accettare una richiesta (anche inutile) è il modo più rapido per concentrarsi su ciò che davvero conta.

Quando sei seduto

nel mezzo del tuo problema,

cosa è più reale per te:

il tuo problema o te stesso?

La consapevolezza che sei qui,

proprio ora,

è il fatto ultimo.


Shunryu Suzuki

mercoledì 22 gennaio 2025

La timidezza è un paradosso affascinante: più cerchi di vincerla, più lei si rafforza. Un po' come l'insonnia, si alimenta degli sforzi stessi che fai per combatterla.

E se cambiassimo prospettiva?

Quando dici «sono timido», non stai dichiarando una debolezza, ma dimostrando il coraggio di riconoscere una parte di te, di accettarla e forse anche di darle spazio.

Il primo passo per trasformare qualcosa è smettere di combatterla, Sun Tzu direbbe: se hai un nemico per neutralizzarlo, fattelo amico.

Ci vuole coraggio a riconoscere di essere timidi, ma ancor di più a fare pace con quella parte di sé. 

Quando smetti di considerarla un nemico da sconfiggere, puoi iniziare a guardarla come un'opportunità di crescita personale. E, in quel momento, non sarà più la timidezza a definirti, ma la tua capacità di affrontarla con serenità.

La libertà non risiede nel tentativo di eliminare emozioni o tratti che non piacciono, ma nel non identificarsi con essi. 


Chiediti: Chi sono io veramente, al di là di questa timidezza? Chi sta osservando questa sensazione?

Quando rispondi a queste domande, scopri che non sei definito da ciò che senti o da ciò che temi. 

Rimani in silenzio, osservando senza giudicare, vedrai che la timidezza non ha radici profonde.

Con la mente silenziosa, vedrai che la timidezza si dissolve da sé, come una nebbia che si alza al primo raggio di luce.

 I pensieri acquisiscono forza con la ripetizione. Se intratteni un pensiero negativo o un buon pensiero una volta, questo pensiero negativo o buon pensiero ha la tendenza a ripresentarsi di nuovo.

I pensieri si affollano insieme proprio come gli uccelli della stessa piuma si radunano insieme. Allo stesso modo, se intratteni un pensiero negativo, tutti i tipi di pensieri negativi si uniscono e ti attaccano. Se intratteni un qualsiasi buon pensiero, tutti i buoni pensieri si uniscono per aiutarti.


Swami Sivananda

martedì 21 gennaio 2025


Ti sei mai trovato a pensare: "Aspetto ancora un attimo, non sono pronto"? Forse stai iniziando il tuo primo lavoro, un nuovo progetto o semplicemente una sfida che ti mette un po’ paura.

È normale voler aspettare, sentirsi impreparati, sperare che il famoso "momento giusto" arrivi e ti dica: "Vai, adesso è il momento perfetto."

Quel momento perfetto non arriverà mai.

Non sarai mai pronto prima di iniziare. La prontezza non è qualcosa che si ha, è qualcosa che si diventa. E lo diventi facendo, sbagliando, aggiustando il tiro.

Aspettare non ti proteggerà dai rischi, anzi, li farà sembrare ancora più grandi. Ti fa rimandare, ingigantisce le paure e allontana il momento in cui potresti davvero iniziare a crescere.

La verità? Nessuno si sente pronto all’inizio. E chi ti dice il contrario probabilmente sta mentendo.

Fai il primo passo, anche se ti trema la gamba. Non sarà perfetto, ma sarà tuo. Ed è così che si impara, è così che ci si scopre pronti, un giorno, a guardare indietro e dire: "Sono felice di averci provato."