martedì 8 luglio 2025

Il riflesso della luna non si vede nell'acqua corrente, ma solo in quella ferma.


Adagio Zen

lunedì 7 luglio 2025

Il boscaiolo tenace (di Jorge Bucay)

La storia del boscaiolo tenace ci ricorda che ciò che sostiene la nostra forza va curato, anche quando sembra di non averne il tempo.

Chi sa guardare oltre, investe in ciò che non si vede... ed è lì che nasce la vera efficacia.

Un principio che oggi vive nelle esperienze formative di

#WorkplaceHealth Promotion.


C’era una volta un boscaiolo che si presentò a lavorare in una segheria.

Il primo giorno si presentò al caporeparto, il quale gli diede un’ascia e gli assegnò una zona del bosco. 

L’uomo, pieno di entusiasmo, andò nel bosco a fare legna. 

In una giornata abbattè 18 alberi.

La mattina dopo si alzò prima degli altri e andò nel bosco. 

Nonostante l’impegno, non riuscì ad abbattere più di 15 alberi.

“Devo essere stanco” pensò. 

E decise di andare a dormire al tramonto.

All'alba si alzò deciso a battere il record dei diciotto alberi. Invece quel giorno non riuscì ad abbatterne neppure la metà. 

Il giorno dopo furono 7, poi 5, e l’ultimo giorno passò il pomeriggio tentando di abbattere il suo secondo albero.

Preoccupato per quello che avrebbe pensato il caporeparto, il boscaiolo andò a raccontargli quello che gli era successo, e giurava e spergiurava che si stava sforzando ai limiti dello sfinimento.

Il caporeparto gli chiese: “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”.

“Affilarla? Non ho avuto tempo di affilarla: ero troppo occupato ad abbattere alberi!”.



 Non disprezzare un albero che non porta frutti: può proteggerti dal sole.


Alejandro Jodorowsky 

domenica 6 luglio 2025

 Attenzione alla fine (storia sufi)


C'era una volta un re che amava la compagnia dei dervisci. Avendone incontrato uno che aveva tutti i segni esteriori di grande devozione, il re gli chiese un'unica frase che lo avrebbe aiutato nel suo sviluppo spirituale.


"Certamente," rispose il derviscio, "ripeti molte volte al giorno la frase: 'pensa sempre alla fine, prima di iniziare qualcosa'. lo faccio anch'io."


Dopo aver espresso la sua gratitudine, il re prese l'abitudine di ripetere la formula ogni volta che gli veniva in mente, il che generalmente accadeva quando si ritrovava in uno stato d'animo rilassato.


Accadde così che una notte due ladri, dopo essersi arrampicati fino alla sua finestra, udirono il re che, seduto nella quiete del suo palazzo, ripeteva la frase e meditava sulla sua saggezza. Pensando che il re fosse dotato di percezioni mistiche o chiaroveggenti e li avesse visti, pur voltando loro le spalle, i ladri, in preda al terrore, confessarono tutto. Il re ne fu compiaciuto.


Non molto tempo dopo, il re era seduto tranquillamente mentre il suo barbiere si preparava a raderlo. Questi era stato corrotto con la promessa della carica di Gran Visir, se avesse tagliato la gola al re. Ed era proprio ciò che si accingeva a fare, quando sentì il re mormorare due o tre volte: "pensa sempre alla fine, prima di iniziare qualcosa".


Terrorizzato, il barbiere lasciò cadere a terra il suo rasoio appena affilato e si prostrò davanti al re, implorando il suo perdono e confessandogli ogni cosa.


Il re, pieno di gioia per l'incessante potere e per l'efficacia del suo mantra, convocò l'intera corte affinché ascoltasse la storia della saggezza del derviscio e di come gli aveva salvato la vita.


Ma era presente un Sufi, consapevole delle limitazioni della filosofia dei dervisci. Egli disse al re: "sappiate, o re, che dovreste tenere conto delle possibilità impreviste."


Ma il re, che amava le soluzioni semplici, si rifiutò di ascoltarlo.


Allora il Sufi trasse dalle pieghe del suo abito una bacchetta e la sollevò. Dopo che la ebbe battuta per tre volte sul pavimento, un cane entrò correndo nella sala del trono, in risposta al segnale.


"Ora," disse il Sufi al cane, "portaci qualcosa di fresco, per esempio una brocca di succo di frutta. Ma quando torni, cambia il tuo aspetto in quello di una bella fanciulla."


Il cane uscì trotterellando, e pochi minuti dopo, una bellissima fanciulla entrò con una brocca tempestata di gemme e due coppe d'ambra, per servire la bevanda.


Il re ne fu entusiasta. "Sufi," disse, "cedimi quella bacchetta magica, in cambio ti darò una borsa piena dei miei gioielli più splendidi."


Quando lo scambio fu fatto, il re tentò di usare la bacchetta, ma non accadde nulla. Allora rivolse al Sufi uno sguardo irato, chiedendogli spiegazioni.


Il Sufi si inchinò e disse: "maestà, prima di iniziare qualcosa, voi pensate sempre alla fine. ma il vostro concetto di entrambi, sia dell'inizio sia della fine, è stato inutile. voi non avete iniziato dove è il vero inizio, che sarebbe dovuto essere lo sviluppo della vostra mente."

sabato 5 luglio 2025

 "La solitudine, quando assume rilevanza psicologica, non indica in alcun modo soltanto l’assenza di ogni società, ma al contrario la sua esistenza ideale che viene in seguito negata.


Costituisce un effetto a distanza della società il fatto che la determinazione positiva dell’individuo si manifesti attraverso la negazione della dimensione societaria.

Se il puro isolamento non produce il desiderio di essere con gli altri o la felicità di essere lontani da essi, esso pone l’uomo al di là della ricerca della dipendenza e la libertà non diventa un valore consapevole, perché manca il contrasto, la vicinanza della differenza. 


Questi altri devono innanzitutto essere presenti per poter risultare indifferenti a qualcuno.

La libertà individuale non è determinazione interna di un soggetto isolato, ma un fenomeno di relazione, che perde il proprio senso quando non c’è una controparte."



Georg Simmel, "La filosofia del denaro", 1901, p.264

venerdì 4 luglio 2025

 È meraviglioso essere soli. Essere soli non significa essere soli. Significa che la mente non è influenzata e contaminata dalla società.

La capacità di osservare senza giudicare è la forma più alta di intelligenza. 


Jiddu Krishnamurti

giovedì 3 luglio 2025


Non cadere in certe trappole... molla la presa prima che la situazione ti renda prigioniero...

COME ACCHIAPPARE LE SCIMMIE - parabola sufi


C’era una volta una scimmia che era molto ghiotta di ciliegie. Un giorno, vedendone una particolarmente succosa, scese dall’albero per prenderla. Purtroppo il frutto era contenuto in una bottiglia di vetro trasparente. Dopo alcuni tentativi, la scimmia capì che poteva afferrarlo solo infilando la mano dentro la bottiglia, attraverso il collo. E così fece. Quando richiuse la mano sulla ciliegia, si accorse di non poterla tirare fuori perché il pugno chiuso per prendere il frutto era più grosso del diametro del collo.

Ora, tutto ciò era stato previsto: la ciliegia nella bottiglia era, infatti, una trappola preparata da un cacciatore di scimmie che conosceva bene il loro modo di ragionare.

Quando sentì i lamenti dell’animale, il cacciatore si avvicinò. La scimmia tentò di scappare, ma, avendo la mano imprigionata nella bottiglia, come pensava, non potè spostarsi abbastanza rapidamente per sfuggirgli.

La scimmia, però, aveva ancora in pugno la ciliegia o, perlomeno, così credeva. Il cacciatore acchiappò la scimmia e un attimo dopo le diede un colpo secco sul gomito facendole mollare la presa.

La scimmia si era liberata, ma era prigioniera. Il cacciatore si era servito della ciliegia e della bottiglia, che erano ancora in suo possesso.