martedì 2 febbraio 2021

LA METAFORA DEL CIELO

LA METAFORA DEL CIELO

Immaginiamo, in una bella giornata primaverile, di stenderci su un

prato a guardare il cielo. La prima cosa che catturerà la nostra

attenzione, sarà il volo e il canto degli uccelli. Analogamente,

guardando il cielo della mente, la prima cosa che noteremo saranno

i suoi contenuti più evidenti: pensieri, percezioni, ricordi,

immagini, emozioni, che come uccelli attraversano il nostro spazio

mentale, catturando l'attenzione.

Ma, continuando a guardare il cielo, ben presto ci rendiamo conto

che i colori, le luci e le ombre dell'intero paesaggio possono

variare per via delle nuvole, le quali determinano il tono

generale della giornata: in alcuni momenti tutto è luminoso e

inondato di sole, in altri l'atmosfera si oscura e si fa cupa.

Parallelamente, nell'osservare la mente ci si accorge che il

flusso continuo dei suoi contenuti è, per dir così, 'colorato' da

un tono affettivo fondamentale, che - come le nuvole - incupisce o

rasserena il nostro umore.

Guardando ancora più attentamente, scopriamo che le nuvole sono

mosse da qualcosa di invisibile, ossia il vento, così come gli

umori della psiche sono mossi da pulsioni inconsce. Si tratta di

forze invisibili alla coscienza, ma individuabili in base ai

cambiamenti che operano sulla superficie della mente conscia,

proprio come si può dedurre la direzione del vento, di per sé

invisibile, in base agli spostamenti delle nuvole.

Infine, osservando con uno sguardo ancora più vasto e profondo,

possiamo accorgerci che tutto il fantasmagorico gioco degli

uccelli, delle nuvole e del vento avviene nel grande spazio del

cielo, che resta sempre uguale a sé stesso e si trova sopra, sotto

e anche dentro di noi, perché in definitiva viviamo su un pianeta

sospeso nello spazio e noi stessi siamo, in qualche modo, fatti di

spazio. Allo stesso modo, osservando i mutevoli contenuti della

mente conscia e inconscia, può capitare di scorgere, al di là di

essi, il vasto sfondo di consapevolezza vuota ed aperta che li

ospita e li illumina.

Alla luce della metafora del cielo, potremmo dunque asserire che

la consapevolezza psicoterapeutica e la consapevolezza meditativa

prestano attenzione alle stesse cose (uccelli, nuvole, vento e

cielo), perché la mente è il comune campo d'investigazione per

entrambe le discipline: però la psicologia del profondo è più

interessata ai contenuti mentali (= uccelli, nuvole, vento),

mentre invece la meditazione è più interessata allo sfondo

transpersonale della pura consapevolezza (= il cielo).

Ciò non toglie che, durante il processo meditativo, si possa

verificare lo scioglimento di qualche nodo psicopatologico, o che,

nel mezzo di una psicoterapia - nel momento in cui ci s'imbatte

nei temi cruciali del destino, della sofferenza, della morte, del

proprio unico piccolo io che si confronta con i grandi misteri 

dell'esistenza e con gli universali interrogativi che travagliano

l'umanità intera - possano aprirsi sprazzi e barlumi attraverso

cui, d'un tratto, s'intravvede la vastità infinita del cielo

dietro le nubi (ossia un'apertura al transpersonale), anche se non

è questo lo scopo primario della psicoterapia, così come non lo è

della meditazione la guarigione da una psicopatologia. 


Prassi psicoanalitica e prassi meditativa orientale: un confronto interculturale.

Mauro Bergonzi

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