LA METAFORA DEL CIELO
Immaginiamo, in una bella giornata primaverile, di stenderci su un
prato a guardare il cielo. La prima cosa che catturerà la nostra
attenzione, sarà il volo e il canto degli uccelli. Analogamente,
guardando il cielo della mente, la prima cosa che noteremo saranno
i suoi contenuti più evidenti: pensieri, percezioni, ricordi,
immagini, emozioni, che come uccelli attraversano il nostro spazio
mentale, catturando l'attenzione.
Ma, continuando a guardare il cielo, ben presto ci rendiamo conto
che i colori, le luci e le ombre dell'intero paesaggio possono
variare per via delle nuvole, le quali determinano il tono
generale della giornata: in alcuni momenti tutto è luminoso e
inondato di sole, in altri l'atmosfera si oscura e si fa cupa.
Parallelamente, nell'osservare la mente ci si accorge che il
flusso continuo dei suoi contenuti è, per dir così, 'colorato' da
un tono affettivo fondamentale, che - come le nuvole - incupisce o
rasserena il nostro umore.
Guardando ancora più attentamente, scopriamo che le nuvole sono
mosse da qualcosa di invisibile, ossia il vento, così come gli
umori della psiche sono mossi da pulsioni inconsce. Si tratta di
forze invisibili alla coscienza, ma individuabili in base ai
cambiamenti che operano sulla superficie della mente conscia,
proprio come si può dedurre la direzione del vento, di per sé
invisibile, in base agli spostamenti delle nuvole.
Infine, osservando con uno sguardo ancora più vasto e profondo,
possiamo accorgerci che tutto il fantasmagorico gioco degli
uccelli, delle nuvole e del vento avviene nel grande spazio del
cielo, che resta sempre uguale a sé stesso e si trova sopra, sotto
e anche dentro di noi, perché in definitiva viviamo su un pianeta
sospeso nello spazio e noi stessi siamo, in qualche modo, fatti di
spazio. Allo stesso modo, osservando i mutevoli contenuti della
mente conscia e inconscia, può capitare di scorgere, al di là di
essi, il vasto sfondo di consapevolezza vuota ed aperta che li
ospita e li illumina.
Alla luce della metafora del cielo, potremmo dunque asserire che
la consapevolezza psicoterapeutica e la consapevolezza meditativa
prestano attenzione alle stesse cose (uccelli, nuvole, vento e
cielo), perché la mente è il comune campo d'investigazione per
entrambe le discipline: però la psicologia del profondo è più
interessata ai contenuti mentali (= uccelli, nuvole, vento),
mentre invece la meditazione è più interessata allo sfondo
transpersonale della pura consapevolezza (= il cielo).
Ciò non toglie che, durante il processo meditativo, si possa
verificare lo scioglimento di qualche nodo psicopatologico, o che,
nel mezzo di una psicoterapia - nel momento in cui ci s'imbatte
nei temi cruciali del destino, della sofferenza, della morte, del
proprio unico piccolo io che si confronta con i grandi misteri
dell'esistenza e con gli universali interrogativi che travagliano
l'umanità intera - possano aprirsi sprazzi e barlumi attraverso
cui, d'un tratto, s'intravvede la vastità infinita del cielo
dietro le nubi (ossia un'apertura al transpersonale), anche se non
è questo lo scopo primario della psicoterapia, così come non lo è
della meditazione la guarigione da una psicopatologia.
Prassi psicoanalitica e prassi meditativa orientale: un confronto interculturale.
Mauro Bergonzi
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