"Noi esseri umani respingiamo la sofferenza e vogliamo solo il piacere.
Ma, in realtà, il piacere non è altro che una sofferenza sottile, laddove il dolore è sofferenza palese.
La sofferenza e il piacere sono come un serpente: la sua testa è la sofferenza, la sua coda è il piacere.
Se ci avviciniamo alla testa, il serpente ci morde. Ma anche se lo afferriamo per la coda, se continuiamo a tenerlo senza lasciarlo andare, può girarsi e morderci.
Sia la testa che la coda sono sullo stesso serpente velenoso.
Sia la felicità che la tristezza provengono dagli stessi genitori: il desiderio e l'illusione.
Ecco perché ci sono momenti in cui si è felici....ma comunque inquieti e a disagio. Anche quando otteniamo tante cose che ci piacciono, la mente non è veramente in pace: perché sempre ha il sospetto di perderle.
A volte poi si perdono davvero, queste cose: e allora davvero si soffre....e tanto.
Così, il dolore fermenta nel piacere e noi non ne siamo consapevoli.
Così, la testa e la coda del serpente, il male e la bontà, girano in cerchio all'infinito.
Ecco perché il piacere e il dolore, il bene e il male, non possono essere la nostra strada."
Ajahn Chah
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