domenica 23 novembre 2025

 Yen Hui interrogò Confucio dicendo: – Quando attraversai l’abisso di Shang-shên, il traghettatore governò la barca come un essere sovrannaturale. 

Io gli chiesi: «Si può imparare a governare la barca»? «Sì – mi rispose quello. 

– Uno che sa nuotare può esserne istruito, un buon nuotatore ne diviene capace per la sua arte, un tuffatore, senza aver mai visto una barca, la governa facilmente». L’interrogai ancora ma non mi disse altro. Oso domandare che intendeva dire.

– Ahimé! – esclamò Confucio – Te ne ho fatto studiare la forma per tanto e tu non ne hai ancora penetrato la sostanza. Sei veramente pervenuto al Tao? Colui che sa nuotare può esserne istruito perché non fa alcun caso dell’acqua, un buon nuotatore ne diviene capace per la sua arte perché non pensa affatto all’acqua, un tuffatore, senza aver mai visto una barca, la governa facilmente perché guarda agli abissi come a colline e al capovolgimento della barca come all’arresto del suo carro. 

Davanti a lui avverranno capovolgimenti e arresti in diecimila modi, ma non arriveranno a penetrare nel suo intelletto. 

Dove andrà che non sia a suo agio? Uno che al giuoco punta un coccio è abile, se punta un amo è timoroso, se punta dell’oro perde il senno. La sua abilità è la stessa ma, se v’è qualcosa che l’emoziona, dà importanza a ciò che è esteriore. Tutti coloro che danno importanza a ciò che è esteriore rendono maldestro l’interiore.


Lieh-Tzu

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