sabato 15 novembre 2025

 Il motivo per cui spesso cominciamo a perderci d'animo è che ci lasciamo trascinare dalle emozioni.


Possiamo avere buone ragioni per prendercela con il governo, le multinazionali, il nostro capo... o con chiunque ci sembri ostacolare la giustizia. Ma quali che siano le circostanze, una volta che abbiamo perso le staffe non riusciamo più ad agire in modo efficace.


Perdiamo la capacità di comunicare in modo che il cambiamento sia davvero possibile.


Perdiamo la capacità di fare una cosa che il più delle volte è alla nostra portata: tirare su il morale a noi stessi e alle persone che incontriamo.


Quando entriamo nel vortice ci arrabbiamo davvero molto, ci risentiamo, ci spaventiamo o diventiamo egoisti -, cominciamo a diventare un po' più inconsapevoli.


Perdiamo la consapevolezza di quello che stiamo facendo con il nostro corpo, le nostre parole e la nostra mente.


In questo stato è fin troppo facile lasciarci trascinare verso il basso.


Il primo passo per fermarsi è notare e riconoscere il momento in cui stiamo perdendo la consapevolezza. 


Se non lo facciamo, sarà impossibile vedere qualche miglioramento.


Come possiamo cambiare qualcosa se non siamo consapevoli di ciò che accade? Quando si perde le staffe, si dimentica che tutti hanno la stessa vulnerabilità, che tutti hanno lo stesso desiderio di essere felici e di evitare la sofferenza.


Ci si trova tagliati fuori dalla condizione umana, in uno stato in cui le cose non ci toccano. Quando mi accorgo che mi sto chiudendo, provo quasi una leggera euforia: ecco un'occasione per capovolgere il vecchio schema e tirarmi su!


Mi ci sono voluti quasi ottant'anni per arrivare a questo punto, ma so che, se ci riesco io, può farlo chiunque.


Tutti partiamo da livelli diversi di inconsapevolezza, ma possiamo sempre migliorare con la pratica, ovunque ci troviamo.


Pema Chödron

venerdì 14 novembre 2025

 Non ti capita mai di andare a fare una passeggiata da solo?

Eppure è fondamentale uscire da soli, sedersi sotto un albero - senza libro e senza compagni se stessi - e osservare la caduta di una foglia, sentire il clapotis dell'acqua, il canto del pescatore, osservare il volo di un uccello, e dei vostri pensieri, uno inseguendo l'altro attraverso lo spazio della vostra mente.

Se sei in grado di stare da solo e guardare queste cose, allora scoprirai ricchezze favolose che nessun governo potrà tassare, che nessun intervento umano potrà corrompere, e che non potranno mai essere distrutte.


Krishnamurti

Il senso della felicità

giovedì 13 novembre 2025

 Il luogo di provenienza della luce


Un maestro giunto in città incontrò un bimbo con in mano una candela accesa destinata alla moschea.


«Scusa bimbo» gli chiese il maestro «posso farti una domanda? Hai acceso tu questa candela?».


«Sì» rispose il fanciullo.


«Tu che hai acceso la candela devi avere visto da dove viene la luce. C’è stato un momento in cui la candela era spenta, poi un momento in cui era accesa. Puoi dirmi da dove viene la luce?».


Il bambino, dopo avere ascoltato il maestro, sorrise e disse: «Aspetta un attimo!» e soffiò sulla candela, che si spense. 

Poi chiese a sua volta: «Ora hai visto la luce andarsene. Dov’è andata? Se mi dici dov’è andata, io ti dirò da dove è venuta, perché il luogo è lo stesso».


Il dito e la luna

G. Magi

mercoledì 12 novembre 2025

Chi dona senza aspettarsi di essere ricambiato ha sempre tra le mani il fiore della gioia.


Dhammapada

martedì 11 novembre 2025

 Qualunque cosa tu resista, la diventi.

Se resisti alla rabbia, sei sempre arrabbiato.

Se resisti alla tristezza, sei sempre triste.

Se resisti alla sofferenza, stai sempre soffrendo.

Se resisti alla confusione, sei sempre confuso.

Pensiamo di resistere a certi stati

perché ci sono,

ma in realtà ci sono

perché ci opponiamo loro.


Adyashanti

lunedì 10 novembre 2025

 Incoraggia gli altri nei loro punti di forza e non sminuirli mai per le loro debolezze. 

Nel dare forza agli altri, anche tu diventerai più forte.

 Al contrario, mortificando gli altri, mortificherai solo te stesso. 

Il colore con cui dipingi una ringhiera è lo stesso colore che ti resta sulle mani.


Swami Kriyananda

domenica 9 novembre 2025

 RISVEGLIO 


Esiste un momento sacro nel risvegliarsi, quello spazio liminale tra il sogno e la veglia, quando la coscienza emerge lentamente dal suo riposo notturno. 

Gli antichi filosofi greci davano grande importanza a questo stato, una soglia in cui la mente non è ancora colonizzata dalle preoccupazioni del giorno.

Eppure, sui comodini giace un oggetto che ha trasformato questo rito millenario in un gesto compulsivo: lo smartphone.


Al risveglio ci si getta volontariamente in un mondo digitale prima ancora di abitare pienamente il proprio corpo. Si scrollano notifiche, messaggi, notizie. Si rifiuta il silenzio, quel momento in cui si deve ascoltare se stessi senza stimoli esterni.


La presenza dello smartphone sul comodino oltre ad essere un problema fisiologico, poiché la luce blu, le notifiche notturne, creano disturbi del sonno, sta diventando un vero e proprio problema ontologico. Indica una crisi nella capacità di stare soli con se stessi, di attraversare il buio senza riempirlo artificialmente.

 

I filosofi stoici praticavano esercizi mattutini di preparazione alla giornata. Marco Aurelio scriveva i suoi pensieri all'alba. Questa pratica riconosceva il risveglio come momento generativo, non passivo.

Oggi la tendenza di tanti è di trasformare già i primi momenti della giornata in scrolling compulsivo, quando sarebbe più opportuno meditare e abitare il proprio silenzio interiore.


È necessario spostare il telefono in un'altra stanza per riconquistare il comodino come spazio sacro del risveglio, non come altare della dipendenza digitale.


Weltanschauung Italia

sabato 8 novembre 2025

 "Noi esseri umani respingiamo la sofferenza e vogliamo solo il piacere.

Ma, in realtà, il piacere non è altro che una sofferenza sottile, laddove il dolore è sofferenza palese. 

La sofferenza e il piacere sono come un serpente: la sua testa è la sofferenza, la sua coda è il piacere.

Se ci avviciniamo alla testa, il serpente ci morde. Ma anche se lo afferriamo per la coda, se continuiamo a tenerlo senza lasciarlo andare, può girarsi e morderci. 

Sia la testa che la coda sono sullo stesso serpente velenoso.

Sia la felicità che la tristezza provengono dagli stessi genitori: il desiderio e l'illusione.

Ecco perché ci sono momenti in cui si è felici....ma comunque inquieti e a disagio. Anche quando otteniamo tante cose che ci piacciono, la mente non è veramente in pace: perché sempre ha il sospetto di perderle.

A volte poi si perdono davvero, queste cose: e allora davvero si soffre....e tanto. 

Così, il dolore fermenta nel piacere e noi non ne siamo consapevoli. 

Così, la testa e la coda del serpente, il male e la bontà, girano in cerchio all'infinito. 

Ecco perché il piacere e il dolore, il bene e il male, non possono essere la nostra strada."



Ajahn Chah


venerdì 7 novembre 2025

 La brocca 

(storia zen)


Il maestro Pai-chang voleva scegliere un monaco cui affidare l'incarico

di aprire un nuovo monastero.

Convocò i suoi discepoli, pose una brocca sul pavimento e disse loro:

"Sceglierò chi saprà descrivere questa brocca senza nominarla".

"E' un vaso di forma rotondeggiante, con un manico e un becco",

rispose il più colto dei suoi allievi. 

"E' un recipiente di colore grigio

e serve per contenere acqua o altri liquidi" disse un altro.

"Non e' uno zoccolo" intervenne un terzo più spiritosamente.

Gli altri monaci non dissero nulla, perché erano convinti di non poter escogitare definizioni migliori. "Non c'e' nessun altro?" domandò il maestro.

Allora si alzò Kuei-shan, che nel monastero era un semplice inserviente.

Egli prese la brocca in mano e la mostó a tutti senza dire nulla.

Pai-chang dichiarò: "Kuei-shan sarà l'abate del nuovo monastero".

giovedì 6 novembre 2025

 La donna più bella 


A volte le convinzioni sono tanto deboli da venire estirpate facilmente.


La donna più bella 

Un sedicente Sufi ando alla sorgente a rifornire d'acqua e vi trovò una bellissima ragazza.

Per l'occasione, non poté trattenersi da questa dichiarazione: "Sei stupenda, accettami come sposo"

"Ti piaccio veramente?", chiese la fanciulla.

"Ma certo, sei la donna più bella che abbia mai visto!", rispose il Sufi.

"In tal caso, visto che ami la bellezza, sappi che alle tue spalle sta arrivando una fanciulla ancora più affascinante.

"In confronto a lei, io appaio persino sgradevole le!".

Il Sufi si voltò di scatto, ma non vide nessuno.

La ragazza disse: "Mi ami tanto che il solo pensiero di una donna più bella basta a farti girare testa!".

E dopo queste parole svanì nel nulla, da dove era venuta.


Il dito e la luna

Gianluca Magi