lunedì 23 settembre 2024

 Si inizia lasciando scorrere i pensieri e guardandoli. L'osservazione stessa rallenta la mente finché non si ferma del tutto. Una volta che la mente è silenziosa, tienila zitta. 

Non annoiarti con la pace, sii dentro, approfondila. 

 

Sri Nisargadatta Maharaj 

domenica 22 settembre 2024

sabato 21 settembre 2024

 Quando avevo otto anni, ho trovato il Rio Perduto. Nessuno sapeva dove era, nessuno della mia contea poteva dire come arrivarci, ma tutti ne parlavano. Quando per la prima volta arri i al Rio Perduto, capii subito dov'ero. 

Uno se ne rende con o quando ci arriva. Era il luogo più bello che avessi mai visto, file di alberi scendevano lungo il fiume e degli enormi pesci nuotavano nell'acqua. 

Sentii di essere in paradiso. Dopo aver trascorso li tutta la sera, me ne andai segnando la strada fino a casa e dissi a mio padre: «Papà, ho trovato il Rio Perduto».

Mio papà mi guardò e capì subito che non stavo mentendo. Mi accarezzò il capo e mi disse: «Avevo più o meno la tua età quando lo vidi per la prima volta. Non sono mai più riuscito a tornarci».

E io gli raccontai: «No, no... Ma io ho segnato la strada, ho lasciato le orme e ho tagliato i rami così potremo tornarci insieme»,

Il giorno seguente, quando volli tornare indietro, non riuscii a trovare le tracce che avevo lasciato e anch'io persi di nuovo il fiume. Mi rimase il ricordo e la sensazione che avrei dovuto cercarlo ancora una volta.

Due anni dopo, una sera d'autunno, andammo in direzione della guardia forestale della contea perché papà aveva bisogno di un lavoro. 

Scendemmo in un sotterraneo e, mentre mio papà faceva la fila per fare un colloquio, vidi che su una parete c'era una carta geografica enorme che riproduceva ogni luogo della contea: ogni montagna, ogni fiume, ogni elemento geografico era li. Così mi avvicinai con i miei fratelli, che erano più piccoli, per cercare di trovare il Rio Perduto e mostrarglielo. Cercammo e cercammo, ma invano.

Allora si avvicinò una guardia con i baffi che mi domando:

«Che stai cercando, figliolo?».

Cerchiamo il Rio Perduto» dissi, sperando nel suo aiuto.

Ma l'uomo rispose: «Questo posto non esiste>>

«Come non esiste? Io ci sono stato.» Allora mi disse: «Hai nuotato nel Rio Rosso».

E io risposi: «Ho nuotato in tutti e due, e conosco la differenza.

Ma lui insistette: «Quel luogo non esiste».

A quel punto tornò mio papà, gli tirai il pantalone e gli dissi: «Di glielo, papà, digli che esiste il Rio Perduto».

Il signore in uniforme spiegò: «Vedi, ragazzino, questo Paese si basa sul fatto che le carte geografiche siano fedeli alla realtà.

Qualunque cosa esistesse e non si trovasse qui, sulla carta geografica del servizio ufficiale della guardia forestale degli Stati Uniti, costituirebbe una minaccia per la sicurezza del Paese.

Quindi se questa carta dice che il Rio Perduto non esiste, il Rio Perduto non esiste».

Io continuai a tirare la manica di mio papà e gli dissi: «Papà, diglielo..».

Papà aveva bisogno del lavoro, così abbassò la testa e mi disse:

«No, figliolo, lui è l'esperto, se dice che non esiste...».

E quel giorno imparai qualcosa: attenzione agli esperti!

Se hai nuotato in un posto, se ti sei bagnato in un fiume, se hai preso il sole su una riva, non lasciare che gli specialisti ti convincano che non esiste. 

Confida di più nelle tue sensazioni che non in quelle dei periti, perché è gente che raramente si espone.


Le tre domande della felicità

Jorge Bucay

venerdì 20 settembre 2024

 La vita è complicata. 

A volte non aggiustare è la soluzione. 

Ma questo sembra troppo difficile perché siamo così ossessionati dal cecare di aggiustare le cose. 


Dzongsar Khyentse Rinpoche


giovedì 19 settembre 2024

Meditare cercando qualcosa di più all'esterno, porterà ad un senso di mancanza; è esattamente il processo inverso, quello che dobbiamo applicare: liberarci da ciò che ingombra la mente volgendoci all'interno, fino allo stato spontaneo in cui non sussiste né ricerca né sofferenza: la pienezza onnipresente. 


Lama Guendune Rinpoche

mercoledì 18 settembre 2024

Il primo passo che non fai, ti fa restare dove sei!

Il primo passo che fai, non ti porta dove vuoi ma ti toglie da dove sei!


A. Jodorowsky

martedì 17 settembre 2024

Il capo ha sempre ragione?

Il dissenso è vitale, il silenzio è talvolta mortale

(una storia vera)

Oltre al rischio di considerarsi il migliore, vi è un’altra circostanza altrettanto pericolosa: essere percepiti dagli altri come il più brillante o esperto.
Questa situazione diventa particolarmente critica o mortale quando si verifica in contesti ad alta responsabilità.

Il seguente scambio è stato registrato sul l'Air Florida Flight 90 proprio prima che si schiantasse nel Potomac ghiacciato, vicino a Washington, nel 1982, la conversazione è citata nei manuali di studio sui disastri dell'aviazione al fine di mettere in guardia i piloti sulla "Sindrome da Capitano" (Captainitis).

Copilota: «Controlliamo il ghiaccio sulla superficie [delle ali] di nuovo dal momento che dovremmo restare qui per un po'.»
Capitano: «No; penso che riusciremo a prendere il volo in un minuto.»
Copilota: [Riferendosi a uno strumento mentre si preparano a decollare]
«Sembra che non funzioni, non credi? No, non va bene. »
Capitano: «Sì che va... »
Copilota: «Be', forse sì. »
[Rumori dell'aereo che cerca invano di prendere quota]
Copilota: «Larry, stiamo precipitando.»
Capitano: «Lo so.»
[Rumore dell'impatto dell'aereo in cui morirono il capitano, il copilota e altre 76 persone]

Che cosa ha impedito al copilota di contestare la decisione del Capitano?

Spesso alle persone percepite come leader viene attribuita un'autorità indiscussa, questo inibisce la critica e il dissenso, contestare una decisione implica buona fiducia nelle proprie capacità, se questa è carente, assente, non stimolata o addirittura repressa, la delega totale al leader delle decisioni è pressoché automatica.
Se il leader fosse consapevole, ma spesso non lo è, dell'influenza che il suo ruolo ha sulle dinamiche decisionali proprie e del gruppo, agirebbe con più prudenza.

Ricoprire ruoli di responsabilità non è affatto semplice, tuttavia non è difficile imparare ad adottare una leadership collaborativa, con un po' di umiltà, stimolando, incoraggiando e coinvolgendo attivamente lo staff con più esperienza ad esprimere critiche e dissenso costruttivi, io le chiamo le riunioni con "l'avvocato del diavolo" dove a turno ognuno viene esortato ad essere Egregio (fuori dal gregge) con il proprio contributo, specialmente intorno alle decisioni importanti, questo passaggio eviterebbe conseguenze davvero spiacevoli, talvolta mortali.


Ci sono degli studi interessanti anche in ambito sanitario sul fenomeno descritto nel post, li trovate qui: L'infermiere ubbidiente. Hofling C. K., Brotzman E., Dalrymple S., Graves N., Pierce C. M., An experimental study of nurse-physician relationships, «Journal of Nervous and Mental Disease», 141, 1966, pp. 171-180.