Calma la mente e l'anima parlerà.
Ma Jaya Sati Bhagavat
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L'ombra che proiettiamo sugli altri
Quante volte ci siamo trovati di fronte a una persona che sembra “troppo” forte, sicura o dominante, e abbiamo sentito un’immediata sensazione di inadeguatezza? Come se, in qualche modo, quella persona avesse un potere su di noi. Ma, in realtà, quel potere è un riflesso della nostra reazione, del nostro modo di percepire quella persona, e non del suo comportamento.
Ogni volta che ci sentiamo intimiditi, non stiamo rispondendo solo a quello che vediamo davanti a noi, ma anche a qualcosa che risuona dentro di noi. Forse quella persona ci ricorda qualcosa che non abbiamo ancora accettato di noi stessi, forse incarna un’idea di forza che desideriamo ma non sappiamo come esprimere. O, al contrario, ci fa riflettere su ciò che temiamo di diventare.
Ecco perché spesso ci troviamo a giudicare o criticare gli altri, pensando di parlare di loro, mentre in realtà stiamo dicendo molto di più su noi stessi. È un po’ come se quando Paolo parla di Giovanni, stesse raccontando più di sé che di Giovanni.
Tutti abbiamo delle ombre dentro di noi, aspetti di noi che non ci piacciono o che non vogliamo vedere. Se non ne siamo consapevoli saremo tentati di proiettarle sugli altri, giudicando o temendo in loro ciò che non vogliamo affrontare in noi.
Ma c'è un modo per liberarci da questo ciclo: prendere consapevolezza di ciò che stiamo proiettando. Ogni volta che ci sentiamo intimiditi, possiamo chiedere a noi stessi: “Cosa di questa persona mi fa sentire così? Che parte di me sto evitando di vedere?”. In questo modo, possiamo fermare la reazione automatica e trasformarla in un'opportunità per comprendere meglio noi stessi.
Le minacce non vengono dagli altri, ma da quello che ci spaventa dentro di noi. Quando smettiamo di temere le nostre ombre, possiamo smettere di proiettarle sugli altri, lasciando che il nostro vero potere emerga.
Ci sono tre modi sbagliati di pensare.
Quali? Quel modo di pensare che è fondato sul desiderio di venir lodato, quel modo di pensare che è fondato su guadagni, onori e reputazione e quel modo di pensare che è fondato sull’immischiarsi negli affari altrui. Questi sono i tre modi di pensare non profittevoli.
Siddhartha Gautama
"Di tanto in tanto, per ricordarci di rilassarci e di essere in pace, potremmo voler riservare del tempo per un ritiro, una giornata di consapevolezza, in cui possiamo camminare lentamente, sorridere, bere un tè con un amico, goderci lo stare insieme come se fossimo le persone più felici sulla Terra."
Thich Nhat Hanh
La presenza mentale:
"È chiaro che, per prendere possesso della nostra mente e calmare i pensieri, è necessario coltivare anche la presenza mentale delle nostre sensazioni e percezioni. Quando emerge un pensiero, o una sensazione, il vostro intento non dovrebbe essere quello di scacciarlo, odiarlo, preoccuparsene o temerlo. Perciò cosa si dovrebbe fare con i pensieri e le sensazioni? Semplicemente prendere atto della loro presenza. Per esempio, quando emerge un sentimento di tristezza, lo si riconosce immediatamente:”È emerso in me un sentimento di tristezza”.Se il sentimento permane, si continua a riconoscerlo:”In me c’è ancora un sentimento di tristezza”. Se emerge un altro pensiero o sensazione, riconosceteli nella stessa maniera. L’essenziale è non lasciare emergere nessun pensiero e sensazione senza che la presenza mentale lo riconosca, come una sentinella che registra ogni faccia che passa nel palazzo. Perciò, il punto non è scacciare o intrattenere un certo pensiero. Il punto è esserne consapevoli. Quando imparerete a calmare la mente, quando le sensazioni e i pensieri non vi disturberanno più, la vostra mente comincerà a Dimorare nella mente."
Thich Nhat Hanh
Se dai ascolto a quello che "senti", diventi sordo a ciò che ti viene detto.
Parabola del ranocchio
C’era una volta una gara ... di ranocchi.
L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.
Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro.
Cominciò la gara.
In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena !!! Non ce la faranno mai!
I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima e la gente continuava: "... Che pena !!! Non ce la faranno mai!..."
E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere.
Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima.
Gli altri volevano sapere come avesse fatto.
Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.
E scoprirono che... era sordo! ...