lunedì 3 febbraio 2025

 Il tuo peggior nemico sarà sempre la tua mente. Non solo perché conosce ogni tua debolezza, ma perché è chi le crea.


Platone

domenica 2 febbraio 2025

Fatti gli affari tuoi. Prenditi cura di ciò per cui sei venuto qui. Trova prima l'"io" e poi potrai parlare di altre questioni. 


Sri Ramana Maharshi

sabato 1 febbraio 2025

Se non impari ad affrontare le tue ombre, continuerai a vederle negli altri, perché il mondo fuori di te è solo un riflesso del mondo dentro di te.


Carl Gustav Jung

venerdì 31 gennaio 2025

Per anni ho creduto di prendere decisioni lucide e razionali. Analizzavo i pro e i contro, cercavo di essere oggettivo, convinto di avere il pieno controllo sulle mie scelte.

Poi ho scoperto qualcosa che ha ribaltato questa certezza.

Daniel Kahneman parlava di bias cognitivi, meccanismi invisibili che distorcono il nostro pensiero senza che ce ne accorgiamo. Da quel momento ho iniziato a osservare le mie decisioni con maggiore attenzione. Un’osservazione che ho affinato anche grazie alla meditazione, imparando a creare spazio tra lo stimolo e la reazione, tra l’impulso e la scelta.

E lì ho visto chiaramente ciò che prima mi sfuggiva.

Mi sono accorto, per esempio, che quando ricevevo un nuovo incarico, il mio primo pensiero non era “è una buona opportunità?” ma “quanto è simile ad altre cose che ho già fatto?”. Il bias della familiarità mi spingeva a preferire ciò che conoscevo, anche quando l’alternativa poteva portarmi più lontano.

Oppure, durante una trattativa, se la prima proposta che sentivo era alta, tendevo a considerare tutte le altre più ragionevoli, anche quando non lo erano davvero. Il primo numero udito diventava un’ancora, influenzando il mio giudizio senza che me ne rendessi conto.

E poi c’era quella voce interiore che mi diceva: “Se lasci perdere adesso, tutto quello che hai investito sarà stato inutile”. Il bias del sunk cost mi faceva restare agganciato a situazioni, progetti, persino relazioni, solo perché ci avevo già dedicato tempo ed energia, invece di chiedermi se fosse ancora la scelta giusta.

Osservare questi meccanismi è stato il primo passo per iniziare a scegliere davvero.

Lo stesso vale per chi guida team, prende decisioni strategiche, gestisce persone. Ogni giorno, senza saperlo, ci affidiamo a pensieri che sembrano logici ma sono solo automatismi ben mascherati.

La mente non è il problema. Il problema è credere ciecamente a tutto ciò che ci racconta.

 Un promemoria tempestivo


Preoccuparsi non porta a nulla. Anche se ti preoccupi venti volte di più, non cambierà la situazione del mondo. Infatti, la tua ansia peggiorerà solo le cose. 

Anche se le cose non sono come vorremmo, possiamo comunque accontentarci, sapendo che stiamo facendo del nostro meglio e continueremo a farlo.


Thich Nhat Hanh 

giovedì 30 gennaio 2025

 Non importa quanto guardi, non c'è nulla che tu possa puntare il dito e dire: "Ecco il pensiero!" E il motivo per cui non puoi farlo è perché la natura del pensiero è vuota. Non c'è altro che vuoto. Quando un arcobaleno appare vivido nel cielo, puoi vedere i suoi bellissimi colori, ma non potresti indossarlo come un indumento o indossarlo come un ornamento. Sorge attraverso la congiunzione di vari fattori, ma non c'è nulla in esso che possa essere afferrato. Allo stesso modo, i pensieri che sorgono nella mente non hanno un'esistenza tangibile o una solidità intrinseca. Non c'è una ragione logica per cui i pensieri, che non hanno sostanza, dovrebbero avere così tanto potere su di te, né c'è alcuna ragione per cui dovresti diventare il loro schiavo.


Kyabje Dilgo Khyentse Rinpo

mercoledì 29 gennaio 2025


«Non valgo nulla»: un motore per il miglioramento

Ti sei mai sentito inadeguato, come se il tuo contributo non avesse peso? È un pensiero duro, ma se affrontato con consapevolezza può diventare un'opportunità.

Non è raro che una sincera autoanalisi porti a scoprire lati di noi stessi che preferiremmo non mostrare. Ma questo stesso "deficit percepito" può trasformarsi in una forza. Quando senti di non essere abbastanza, non sei paralizzato, sei spinto a migliorarti.

Sul lavoro, quante volte un senso di insoddisfazione ti ha portato a chiederti: «Come posso fare di meglio?» È così che nascono nuove competenze, idee e strategie.

Lo so, perché l’ho vissuto anch’io. Ogni volta che ho messo in discussione il mio valore, è stato doloroso. Ma quella sensazione mi ha spinto a studiare di più, a esplorare nuove strade e a diventare la persona che sono oggi. Non è stato facile, ma guardandomi indietro capisco che è stata la chiave per evolvermi, come professionista e come individuo.

Non aver paura di non sentirti “abbastanza”: è il segnale che stai cercando qualcosa di più grande di te. Sul piano professionale, questo ti porterà lontano.