giovedì 16 gennaio 2025


Il rapporto genitori-figli, croce e delizia anche nel contesto aziendale, soprattutto quando si tratta di passaggio generazionale. Molti figli di imprenditori si sentono inadeguati, come se avessero deluso i propri genitori, specialmente quando percepiscono di non essere all’altezza delle aspettative. 


Tutti i genitori risolti vogliono vedere i propri figli realizzati come individui autonomi, irripetibili, come si dice: con ali per volare e radici per restare saldi. Modellare figli a loro immagine e somiglianza sarebbe un grave errore, così come replicare acriticamente il modello aziendale del passato. 


Se oggi ci si trova a fare scelte diverse dai propri genitori, non è un segno di fallimento, ma di successo. È il segno che ci è stata concessa la libertà di esplorare il proprio percorso e sviluppare un’identità unica, anche nel contesto aziendale. E questo è il miglior riconoscimento che si può dare loro.


Ogni volta che ci si sente inadeguati, si dovrebbe ricordare che, se si è riusciti a diventare ciò che si è, lo si deve in parte anche alla libertà che ci è stata concessa, sia dai propri genitori che dai predecessori aziendali, di essere se stessi.


 "Imparare" diceva il Ciccione seguendo i sufi, "è come sbucciare una pesca. 

All'inizio vediamo soltanto la parte ruvida e grinzosa. 

Il frutto non sembra molto invitante né appetitoso; ma dopo aver superato il primo momento, scopriamo la polpa e l'apprendimento diventa succoso, dolce e nutriente. Molti vorranno fermarsi a questo punto, ma crescere non finisce qui.

Più in là incapperemo nel duro legno del nocciolo. 

E' tempo di mettere in discussione tutto ciò che c'era prima, il momento più difficile.

Se ci facciamo coraggio e andiamo oltre la dura scorza dell'attrazione per la parte succosa e morbida di ciò che c'era prima se riusciamo a sommare il nuovo al vecchio per trarre beneficio da entrambi, arriveremo al seme. 

Il centro di tutto. 

La potenzialità assoluto. 

Il germe dei nuovi frutti.

L'inizio di un nuovo ciclo di apprendimento, al quale si arriva soltanto attraversando quel vuoto a partire da cui tutto è possibile.


 Jorge Bucay

mercoledì 15 gennaio 2025

Vivere è una questione urgente


Un mio cliente aveva scoperto una protuberanza sotto l’ascella e, preoccupato, era andato dal medico. La biopsia sembrava un’agonia infinita: giorni di attesa, notti insonni, mille pensieri. Poi, finalmente, l’esito: benigno. Ricorda di aver festeggiato come non mai, circondato dai suoi cari. Era felice, sollevato, come se gli fosse stato restituito qualcosa di prezioso.


Ma, raccontandomelo, ha aggiunto: ‘Non ero meno sano il giorno prima di scoprire quella protuberanza rispetto al giorno in cui mi hanno detto che non era nulla di grave. In me non era cambiato niente… eppure, mi sentivo diverso. Non era il mio corpo a essere cambiato, erano i miei occhi.’


Spesso viviamo i giorni come se fossero scontati, ma bastano poche ore, una notizia, un evento, a stravolgere il modo in cui guardiamo la vita.


Forse non possiamo cambiare tutto ciò che ci accade, ma possiamo cambiare lo sguardo con cui attraversiamo ogni giornata. Non aspettare che qualcosa scuota il tuo orizzonte per iniziare a vedere quanto è prezioso ciò che hai già."

 Diventi tutto quello a cui resisti.

Se resisti alla rabbia, sei sempre arrabbiato.

Se resisti alla tristezza, sei sempre triste.

Se resisti alla sofferenza, stai sempre soffrendo.

Se resisti alla confusione, sei sempre confuso.

Pensiamo di resistere a certi stati perché ci sono, ma in realtà ci sono perché noi ci opponiamo.


Adyashanti

martedì 14 gennaio 2025

 


Consigli per l’infelicità


Se vuoi soffrire, c’è un metodo sicuro: misura te stesso con gli altri. Non con chiunque, però, solo con quelli che “stanno meglio di te”. E poi chiediti, con precisione chirurgica: «Perché loro sì, e io no?»


Questo è il terreno perfetto però coltivare l’infelicità. Perché?


 Prima di tutto, sei tu a creare il problema, confrontandoti. Senza quel confronto, non ci sarebbe nulla di cui lamentarsi. E poi, quando guardi agli altri, selezioni solo chi ti supera. Quelli in difficoltà non li vedi nemmeno, non ti interessano.


Il paradosso è che non stai male perché ti manca qualcosa. Stai male perché confrontandoti con gli altri, smetti di guardare te stesso.


La soluzione? Non chiederti perché gli altri stanno meglio. Forse stanno meglio perché non stanno guardando te.


P.S. Invidia dal latino "Invidere" letteralmente: "guardare di traverso".




Non gravare gli altri con le tue aspettative. Comprendere i loro limiti può ispirare compassione invece di delusione, assicurando relazioni proficue e funzionanti. Ricorda che avete solo poco tempo insieme. Sii grato per ogni giorno che condividi. 


Chagdud Tulku Rinpoche

lunedì 13 gennaio 2025


Il coraggio di rispondere alla tua chiamata

Il coraggio non è l’assenza di paura, ma la decisione di agire nonostante essa. 

Nella vita personale e lavorativa, siamo chiamati a rispondere a sfide, scelte, decisioni, cambiamenti. La chiamata spesso fa paura.

In molti miti rispondere alla "chiamata all’avventura" è il primo passo nel viaggio dell’Eroe. 

È il momento in cui decidi di lasciare il conosciuto per affrontare l’ignoto, in quel momento, quando varchi la soglia, perché quelle che abbiamo dentro e attorno a noi sono solo soglie, non limiti, allora fai delle scoperte clamorose.

Il tuo “drago” può assumere molte forme: la paura del fallimento, il timore del giudizio, l’incertezza del futuro. Certo la paura può bloccare, la prima reazione e la fuga, l’evitamento,  quello che eviti per abitudine oggi, potrebbe diventare veramente un limite che condiziona la tua vita domani.

Non servono atti eroici isolati, la pratica è quotidiana: scegliere la verità, seguire ciò che ti appassiona, affrontare ciò che ti spaventa. 

E quando torni con "l'elisir" – la saggezza, l’esperienza, il risultato – non è solo per te, ma per chi ti osserva, ti ascolta e si ispira al tuo esempio.

Oggi ti invito a riflettere: quale chiamata stai evitando di ascoltare? 

Qual è, fra le cose che potresti fare (e che ora non fai), quella che, se fatta con regolarità, determinerebbe un enorme cambiamento positivo nella tua vita personale o professionale?

Joseph Campbell era uno che sui miti la sapeva lunga e diceva: “La caverna in cui hai paura di entrare contiene il tesoro che cerchi".