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domenica 13 settembre 2026

Il dito e la luna 101 storie sufi

In un villaggio non pioveva da tanto tempo e la siccità aveva reso aridi i campi.

Tutte le preghiere e le processioni non erano servite a nulla: dal cielo non scendeva una sola goccia d’acqua.

Gli abitanti del villaggio erano disperati. Si rivolsero quindi al grande uomo della pioggia.

«È necessario che io mi fermi per cinque giorni in una capanna ai margini del villaggio. Mi occorrerà solo un po’ di pane e di acqua» rispose loro.

Tutti ritornarono così alle loro occupazioni quotidiane.

I primi tre giorni non cadde dal cielo una sola goccia d’acqua, ma il quarto giorno cominciò a piovere.

La felicità invase il villaggio. Tutti corsero verso la capanna dell’uomo della pioggia per festeggiare insieme e domandargli quale fosse il segreto.

«Non sono stato io a far piovere» rispose.

«Ma sta piovendo» disse la gente.

«Giunto nel vostro villaggio mi sono accorto che regnava un grande disordine interiore ed esteriore» rispose l’uomo della pioggia. «Così mi sono ritirato nella capanna e ho cominciato a fare ordine in me stesso. Nel momento in cui ho raggiunto tale armonia, anche voi avete fatto altrettanto. Quando è stato fatto ordine in voi, anche la natura ha raggiunto il proprio ordine. In quell’istante ha cominciato a piovere».


Il dito e la luna 101 storie sufi

Gianluca Magi

domenica 23 agosto 2026

 Una strana ciotola


Durante uno dei suoi viaggi, Luqman s'imbatté in un mendicante. L'uomo gli chiese l'elemosina.

Di buon grado Luqman esaudì la richiesta, riempiendo la ciotola di monete d'oro.

Poi fece per andarsene, ma il mendicante lo fermò, dicendogli: "Per favore, gentile signore, potresti riempirmi anche l'altra ciotola?".

"Ma certo!", rispose Luqman, mosso a compassione.

Tuttavia, quando mise nella seconda ciotola alcune monete d'oro, le vide scomparire.

Come se la ciotola fosse senza fondo!

Allora provò ancora, con altre monete, ma niente da fare.

Più Luqman cercava di riempirla, più la ciotola si svuotava!

"È forse magica?", domandò, alla fine, incurio sito.

"Ancora peggio, mio signore", rispose il mendicante. "Questa ciotola rappresenta la volontà del l'uomo.

"Puoi colmarla di ogni tesoro, e resterà sempre vuota, in attesa di nuove ricchezze!".


101 storie sufi

Leonardo Arena

giovedì 6 agosto 2026

 IL BALLO storia sufi


Un discepolo aveva chiesto di partecipare al ballo dei Sufi. 

Lo sceicco gli disse: "Digiuna per tre giorni. 

Poi fatti cucinare cibi squisiti. 

Se allora preferirai ancora il ballo potrai parteciparvi".


El Ghazali

sabato 18 luglio 2026

 Meditazione


Lungo la riva di un fiume un derviscio cantilenava ad alta voce delle formule sacre. In quel mentre, su una barca lungo il fiume, un Sufi molto erudito, era concentrato su argomenti etici e di dogmatica teologica. A un tratto, la sua concentrazione fu distolta dalle invocazioni del derviscio sulla riva.


«Quel derviscio laggiù sta ripetendo la formula sacra per camminare sulle acque!», pensò con il tipico zelo da erudito. «Ma così come la ripete non serve a un bel nulla. Ci sono evidenti strafalcioni nella pronuncia delle sillabe. Poveretto, farà sicuramente del suo meglio, ma evidentemente nella comunità dove ha studiato non l'hanno indottrinato a dovere. Sarà opportuno che lo vada a correggere! Certo, si tratta solo di una formula, ma ha pur sempre un grande valore spirituale».

Remò quindi verso la riva e giunto dal dervi scio gli disse:

«Sono venuto a dirti che la tua ripetizione del la formula magica è completamente sbagliata». E gli spiegò la pronuncia esatta e altro ancora.

Il derviscio con grande umiltà ringrazió il Sufi per tutte le dotte spiegazioni.

Tutto appagato del suo meritevole interventoriprese la via del ritorno.

«Sono certo che il mio intervento è stato molto utile», pensò il Sufi compiaciuto della sua erudizione.

Ma i suoi pensieri furono nuovamente interrotti dalla voce del derviscio che riprese l'invocazione con tutti gli strafalcioni nella pronuncia.

«Con certi individui è inutile perdere tempo!», si disse indispettito. «Non impareranno mai!». Ma un attimo dopo, uno strano rumore lo fece voltare. Con la bocca spalancata dallo stupore, vide il derviscio venire verso di lui camminando sulle acque!

«Maestro perdonami», chiese umilmente l'uomo.» «Potresti ripetere la pronuncia esatta? Ho difficoltà a ricordarla!».


Il dito e la luna

Gianluca Magi

sabato 4 luglio 2026

 Il valore della tecnica


Un novizio era stato ammesso in un Ordine Sufi 

Tuttavia, dopo qualche tempo non aveva ancora ricevuto precise istruzioni. Conversava con gli altri discepoli, questo sì,

ma senza praticare alcuna attività di gruppo. A volte aveva persino l'impressione che non ve ne fossero. "Chissà quale tecnica coltiva il maestro!", pen sò. "E quando me ne metterà al corrente! Forse in quest'Ordine si celebrano riti segreti. Ma quando? Mi sembra di non lasciare mai i miei confratelli, durante la giornata!".

All'improvviso, il giovane prese una decisione. Fino a nuove indicazioni, avrebbe praticato il tipo di meditazione della scuola cui era affiliato prima. Così non avrebbe perso tempo. Si sedette sulle ginocchia, il corpo eretto e le mani appoggiate alle gambe. Rimase immobile nella stessa posizione per parecchie ore, senza che nessuno ci facesse caso.

A un certo punto, le gambe cominciarono a do lergli. Ma il novizio non si arrese: dopotutto, per severando avrebbe attinto un livello di coscienza più elevato!

La mattina dopo nutrì alcuni dubbi su quel tipo di pratica, ritenendo che non facesse al caso suo, e andò a riferire al maestro: "Forse è meglio che digiuni, o mi dedichi all'ascesi?".

Quello diede una risposta imprevedibile: "Ma con chi ce l'hai? Intendo dire, quale parte di te vuoi tormentare?".

Il discepolo rimase sconcertato.


101 storie sufi 

martedì 9 giugno 2026

 "Che cos'è il perdono? I Sufi rispondono: E' quella fragranza che emanano i fiori dopo essere stati calpestati".


Adagio Sufi

sabato 6 giugno 2026

 LA VIGNA 

Una volta un uomo piantò un tipo di vigna che era famoso perché produceva uva soltanto dopo trent'anni.

Avvenne che mentre la stava piantando il Comandante dei Fedeli passò di là, si soffermò e disse: Certo tu sei un ottimista se speri di vivere fino a quando quel tipo di vigna darà frutti".

Forse non vivrò abbastanza", rispose l'uomo, "ma almeno i miei successori beneficeranno nella loro vita del mio lavoro, come tutti noi beneficiamo del lavoro dei nostri predecessori".

Comunque", disse il governatore, "se e quando si produrrà dell'uva, portamene un po'. Questo naturalmente se entrambi saremo sfuggiti alla spada della morte che ad ogni momento ci sovrasta".

E proseguì il suo cammino.

Dopo alcuni anni la vigna cominciò a produrre uva squisita. L'uomo riempì un capace paniere con i grappoli più belli e si recò al palazzo.

Il Comandante dei Fedeli lo ricevette e gli fece un ricco dono in oro.

Si sparse la voce: "Un contadino di poco conto ha ricevuto una grossa somma in cambio di un paniere d'uva".

Una certa donnetta ignorante, avendo sentito queste voci, immediatamente riempì un paniere dell'uva di sua produzione e si presentò alla guardia del palazzo dicendo: Io domando la stessa ricompensa che ebbe l'uomo di stamattina. Ecco la mia. frutta. Se il re dà del denaro in cambio di frutta, ecco la frutta".

Al Comandante dei Fedeli fu riferito questo e la sua risposta fu: “Sia cacciato via chi agisce per imitazione, con tutta la sua arroganza, tipica di chi imita senza avere indagato”. La donna fu messa alla porta, ma restò così seccata che non si prese il disturbo di chiedere al vignaiolo come fossero realmente andate le cose.


Storia Sufi di Abdul-Qadiri di Gilan

domenica 17 maggio 2026

 L'UOMO GIUDICA UN ALTRO IN BASE AL SUO LIVELLO DI ESSERE 


Insegnando, com'era solito fare, durante le comuni faccende della vita, lo sceicco Abu Tahir Harami un giorno arrivò sul suo asinello nella piazza del mercato avendo un discepolo che lo seguiva.

Vedendolo, un uomo esclamò: "Guardate, arriva il vecchio miscredente! ".

L'allievo di Haram, montato in collera, si mise a gridare contro l'offensore. In poco tempo si sviluppò una violenta discussione.

Il Sufi calmò il proprio discepolo, dicendo: "Se solo farai cessare questo tumulto, ti mostrerò come puoi fare a sfuggire questo genere di seccature".

Insieme andarono in casa del vecchio Sufi. Lo sceicco disse al suo seguace di portargli una scatola piena di lettere. “Guarda queste. Sono tutte lettere indirizzate a me. Ma sono stilate in termini diversi. Qui qualcuno mi chiama: 'Sceicco dell'Islam': qui 'Sublime Maestro'. Un altro dice che io sono 'Il Saggio dei Santuari Gemelli'; e vi sono tanti altri ancora. "Osserva come ognuno mi configura rivelando com'egli è in quel momento.

MA IO NON SONO NIENTE DI TUTTO CIÒ. Ogni uomo giudica l'altro perché pensa che sia come lui.

Ed è questo che ha fatto quel poveretto del mercato poco fa. 

Eppure tu te ne sei adombrato. Perché? dato che questa è la regola generale della vita?".

sabato 16 maggio 2026

 UN SUFI DEL PAMIRISTAN 

  

A un sufi del Pamiristan, Khwaja Tufa, fu chiesto perché permettesse alla gente di elogiarlo. 

Egli rispose: "Alcuni lodano, altri attaccano. 

Noi non siamo responsabili per quelli che lodano, non più di quanto lo siamo per quelli che sono ostili. Essi sono completamente indipendenti da noi e, in ogni caso, non ci danno veramente retta. 

Opporsi a chi non presta attenzione è un'attività senza senso. Alcuni di coloro che né ci lodano né ci attaccano lavorano con noi e si sentono con noi. Voi non li vedete, così vi preoccupate di adulatori e di detrattori. Questo è una specie di bazar, in cui la gente si comporta come se stesse comprando o vendendo. L'attività reale vi è invisibile. "Badare alle lodi e agli attacchi è prendere in considerazione le cose irrilevanti. Le inezie sono spesso più impressionanti delle cose importanti. Interessarsi di ciò che colpisce, piuttosto che di ciò che è significativo, è abituale, ma inutile. 

"E non dimenticate ciò che una volta disse Zilzilavi: "«Incoraggio gli sciocchi a lodarmi. Quando spingono le cose all’eccesso, hanno finalmente un'opportunità di osservare la stupidità dell'esagerazione. Al tempo stesso, quelli che sono disgustati dall'adulazione mi sfuggiranno, pensando che io incoraggi le lodi perché desidero essere lodato. Ma se mancano a tal punto di intuizione da giudicare solo in base alle apparenze, li devo evitare, perché non sono utile per loro. "Il modo migliore di evitare è quello di far sì che colui che vogliamo evitare ci eviti di sua volontà”»

  

Idries Shah

domenica 29 marzo 2026

 Un atto d'amore


L'uomo osserva lo spettacolo; una formica stava trainando un grumo di terra, che sembrava pesantissimo.


Si muoveva lentamente, per lo sforzo enorme.


L'uomo disse: "Perché sprechi le tue forze? 

Non vedi che non ce la fai?"


L'insetto, senza scomporsi, rispose: "Tu sei un uomo, e non capisci il valore dei miei sforzi.


"Vedo che resti perplesso: le mie parole non ti persuadono!


"Sappi allora che agisco per amore.


"Devo sgombrare il passo a una femmina. Solo così mi concede le sue attenzioni.


"Per il momento non può raggiungermi, poiché la soglia della sua dimora e bloccata.


"Ma, spostando questa collinetta, le permetterò di venire accanto a me.


"Certo, rischio di vacillare e di farmi soffocare dal carico.


"D'altra parte, una vita senza amore è inutile.


"Non capisci che, nell'impresa, ho solo da guadagnare?".


101 storie Sufi

venerdì 30 gennaio 2026

 ANCORA ACERBO (storia sufi)

Quando uno dei discepoli, gli annunciò la sua intenzione di insegnare agli altri la Verità, il Maestro gli propose la seguente prova:

“Pronuncia un discorso in mia presenza, in modo che posso giudicare se sei pronto...”

Il discorso fu davvero ispirato, e quando finì, un mendicante si avvicinò all'oratore, che si alzò in piedi e diede il suo mantello al mendicante per dare un esempio.

Più tardi il Maestro gli disse: “Le tue parole erano piene di saggezza, figlio mio, ma ancora non sei pronto”.

“Perché?”, chiese il discepolo deluso.

“Per due ragioni: perché non hai dato la possibilità al mendicante di esprimere le sue esigenze e, perché non hai vinto il desiderio di impressionare gli altri con la tua virtù".

sabato 20 dicembre 2025

 Ridare la vista ai ciechi


La figlia di un mercante era estremamente brutta. Nessuno la voleva in moglie, nonostante la cospicua dote. Ma, un giorno, il padre la propose a un cieco.

L'uomo accettò. A causa della sua condizione, non poté scoprire la bruttezza della moglie.

Qualche tempo dopo, arrivò in paese un medico molto rinomato.

Si diceva che avesse ridato la vista ai ciechi, grazie a un metodo miracoloso.

"Perché non esorti tuo genero a farsi visitare?", domandarono gli amici al mercante. "Siete pazzi?", rispose quello, adirato. “Volete forse che si accorga di aver sposato un mostro?".

"Credetemi, è molto meglio che mio genero rimanga com'è!".


101 storie sufi

venerdì 12 dicembre 2025

 Il generoso, il buono, il saggio (storia Sufi)


Diceva un maestro ai suoi discepoli:

“Un uomo buono è colui che tratta gli altri come lui vorrebbe essere trattato. 

Un uomo generoso è colui che tratta gli altri meglio di quanto lui si aspetta di essere trattato. 

Un uomo saggio è colui che sa come lui e gli altri dovrebbero essere trattati, in che modo e fino a che punto. 

Tutti dovrebbero passare attraverso le tre fasi rappresentate da questi tre uomini.

Qualcuno gli chiese: “Cosa è meglio: essere buono, generoso o saggio?

“Se sei saggio, non devi essere ossessionato dall'essere buono o generoso.

Sei obbligato a fare ciò che è necessario".

giovedì 6 novembre 2025

 La donna più bella 


A volte le convinzioni sono tanto deboli da venire estirpate facilmente.


La donna più bella 

Un sedicente Sufi ando alla sorgente a rifornire d'acqua e vi trovò una bellissima ragazza.

Per l'occasione, non poté trattenersi da questa dichiarazione: "Sei stupenda, accettami come sposo"

"Ti piaccio veramente?", chiese la fanciulla.

"Ma certo, sei la donna più bella che abbia mai visto!", rispose il Sufi.

"In tal caso, visto che ami la bellezza, sappi che alle tue spalle sta arrivando una fanciulla ancora più affascinante.

"In confronto a lei, io appaio persino sgradevole le!".

Il Sufi si voltò di scatto, ma non vide nessuno.

La ragazza disse: "Mi ami tanto che il solo pensiero di una donna più bella basta a farti girare testa!".

E dopo queste parole svanì nel nulla, da dove era venuta.


Il dito e la luna

Gianluca Magi

sabato 27 settembre 2025

 L'UCCELLO E L'UOVO 

Storia sufi


C'era una volta un uccello che non poteva volare.

Come un pollo, si spostava qua e là a piccoli passi, senza ignorare, naturalmente, che alcuni uccelli volavano.

Il caso volle che, per uno strano concorso di circostanze, il nostro uccello dovesse covare l'uovo di un uccello che volava.

Al momento opportuno, in possesso della latente capacità di volare che aveva sempre avuto fin dall'inizio della sua esistenza nell'uovo, l'uccellino usci dal guscio.

Un giorno chiese alla madre adottiva: "Quando volerò?".

"Persisti nei tuoi tentativi di volare, come fanno gli altri", rispose l'uccello che non poteva volare. Sarebbe stato incapace di dargli lezioni di volo, e non sapeva neanche come spingerlo fuori dal nido per dargli l'opportunità di imparare.

È strano, in un certo senso, che l'uccellino non si rendesse conto di ciò.

La sua valutazione della situazione era falsata dal senso di gratitudine che provava nei confronti dell'uccello che lo aveva covato.

"Senza il suo aiuto", si diceva, "oggi sarei sicuramente ancora dentro l'uovo".

Talvolta si diceva anche: "Chi ha saputo farmi nascere saprà sicuramente insegnarmi a volare.

Sarà indubbiamente questione di tempo, oppure dipenderà dai miei soli sforzi o da qualche saggezza superiore ... Sì, è così! Un giorno sarò improvvisamente trasportato allo stadio successivo da colui che mi ha portato fin qui".

domenica 7 settembre 2025

 L'UOMO CHE ANDAVA FACILMENTE IN COLLERA  storia sufi

Un uomo che si arrabbiava facilmente si rese conto, dopo molti anni, a che punto questa tendenza gli aveva reso la vita difficile.

Un giorno sentì parlare di un derviscio di grande conoscenza, dal quale si recò per chiedere consiglio.

"Va' all'incrocio che ti indicherò", disse il derviscio. "Vedrai un albero inaridito: siediti sotto l'albero e offri dell'acqua a tutti coloro che passeranno".

L'uomo fece ciò che gli era stato detto. Passarono molti giorni, ed egli si guadagnò una reputazione di asceta che si imponeva una severa disciplina di carità e autocontrollo, sotto la guida di un uomo di vera conoscenza.

Un giorno, un passante frettoloso voltò la testa dall'altra parte quando gli fu offerta l'acqua, e proseguì per la sua strada. L'uomo che si arrabbiava facilmente gli gridò a più riprese: "Vieni, ricambia il mio saluto! Prendi un po' di quest'acqua che do a tutti i visitatori!".

Ma non ottenne risposta.

Sconvolto da quel comportamento, il nostro uomo dimenticò completamente la sua disciplina. Imbracciò il fucile, che era appeso all'albero inaridito, prese di mira quel passante indifferente e premette il grilletto: l'altro cadde a terra stecchito.

Nel momento stesso in cui la pallottola attraversò il suo corpo, alcuni fiori sbocciarono gioiosamente sull'albero inaridito, come per miracolo.

Colui che era stato appena ucciso era un assassino che si stava accingendo a commettere il peggiore di tutti i crimini della sua già lunga carriera di criminale.

Ci sono due tipi di consiglieri.

I primi dicono che bisogna agire in base a certi principi prestabiliti da seguire meccanicamente.

I secondi sono gli uomini di conoscenza.

Coloro che incontrano l'uomo di conoscenza gli chiederanno consigli moralistici e lo prenderanno per un moralista. Ma egli è al servizio della Verità, non dei pii desideri.


Si dice che il maestro derviscio di questa storia sia Najmudin Kubra, uno dei più grandi santi sufi. Fondò l'Ordine dei Kubravi (i 'Fratelli Maggiori') che somiglia molto all'ordine fondato successivamente da san Francesco. Come il santo di Assisi, Najmudin aveva la reputazione di esercitare uno strano potere sugli animali.


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sabato 2 agosto 2025

 La ciotola dell'elemosina (storia sufi)


Un re stava uscendo dal suo palazzo per la sua passeggiata mattutina quando incontrò un mendicante. Gli chiese: "Cosa vuoi?"


Il mendicante rise e disse: "Me lo chiedi come se potessi esaudire il mio desiderio!"


Il re si offese e disse con arroganza:


"Certo che posso esaudire il tuo desiderio. Qual è? Dimmelo e basta."


Il mendicante disse: "Va bene, se insisti, ma a una condizione... pensaci due volte prima di promettere qualcosa."


L'imperatore aveva visto molti mendicanti, ma mendicanti a condizioni?

Questo mendicante era davvero strano, un uomo molto potente. Era un mistico sufi. Aveva fascino e carisma, la sua personalità aveva un'aura. Persino il re si sentì un po' geloso. E le condizioni?


L'imperatore disse: "Cosa intendi? Qual è la tua condizione?"


 Il mendicante disse: "È molto semplice. Vedi questa ciotola per l'elemosina?

Accetto solo se riesci a riempirla completamente."


Era una piccola ciotola per l'elemosina. Il re disse: "Certo. Cosa pensi che io sia? Non posso riempire questa piccola ciotola sporca?"


Il mendicante disse: "È meglio dirtelo prima, perché poi potresti metterti nei guai. Se pensi di poterla riempire, allora inizia a riempirla."


Il re chiamò il suo visir e gli disse di riempirla di pietre preziose, diamanti, rubini e smeraldi. Di' a questo mendicante con chi sta parlando. Ma poi arrivò la difficoltà. La ciotola fu riempita, ma il re fu sorpreso: man mano che le pietre vi cadevano dentro, scompariva. Fu riempita molte volte e ogni volta era di nuovo vuota.


 Ora era infuriato, ma disse al visir: "Anche se l'intero regno se ne andasse, se tutti i miei tesori fossero svuotati, lascialo stare, ma non posso permettere a questo mendicante di sconfiggermi".


E tutti i tesori, si dice, scomparvero. A poco a poco il re divenne un mendicante. Ci vollero mesi. E il mendicante era lì, il re era lì e l'intera capitale era lì e tutti si chiedevano cosa sarebbe successo, cosa sarebbe successo alla fine.


Tutto stava semplicemente scomparendo. Alla fine il re dovette cadere ai piedi del mendicante e disse: "Perdonami, ma prima che tu vada dimmi solo una cosa. Qual è il segreto di questa ciotola per l'elemosina? Tutto è scomparso in essa".


Il mendicante iniziò a ridere. Disse: "È fatta di ego umano, tutto scompare in essa, niente la riempie mai".

venerdì 18 luglio 2025

 Dare con il cuore (storia sufi)


Una volta un uomo che chiedeva l’elemosina e giaceva a un lato della strada, vide venire, in lontananza, la regina del luogo. E pensò: "Gli chiederò qualcosa, lei è buona e di sicuro mi darà qualcosa". E quando la regina si avvicinò, gli disse:

- Maestà potrebbe, per favore, regalarmi una moneta? - e al suo interno pensava che gli avrebbe dato molto! La Regina lo guardò e rispose: “Perché non mi dai qualcosa tu? Forse non sono la tua regina?

Il mendicante non sapeva cosa rispondere e si ritrovò solo: a balbettare: “Ma, sua maestà... Io non ho niente! 

La Regina rispose: - qualcosa devi avere... Cerca!...

Tra lo stupore e la rabbia, il mendicante cercò tra le sue cose e vide che aveva una arancia, un pane e pochi chicchi di riso. Pensava che l'arancia e il pane erano troppo per darli, quindi, con disappunto, prese cinque chicchi di riso e li diede alla regina. Contenta lei gli disse: “Vedi, qualcosa avevi!... E gli diete cinque monete d'oro: una per ogni chicco di riso.

L' uomo disse allora: - Maestà... Credo di avere altre cose. 

La Regina lo fissò negli occhi e con dolcezza gli commentò: “Soltanto ciò che hai dato di cuore posso contraccambiare”.

domenica 6 luglio 2025

 Attenzione alla fine (storia sufi)


C'era una volta un re che amava la compagnia dei dervisci. Avendone incontrato uno che aveva tutti i segni esteriori di grande devozione, il re gli chiese un'unica frase che lo avrebbe aiutato nel suo sviluppo spirituale.


"Certamente," rispose il derviscio, "ripeti molte volte al giorno la frase: 'pensa sempre alla fine, prima di iniziare qualcosa'. lo faccio anch'io."


Dopo aver espresso la sua gratitudine, il re prese l'abitudine di ripetere la formula ogni volta che gli veniva in mente, il che generalmente accadeva quando si ritrovava in uno stato d'animo rilassato.


Accadde così che una notte due ladri, dopo essersi arrampicati fino alla sua finestra, udirono il re che, seduto nella quiete del suo palazzo, ripeteva la frase e meditava sulla sua saggezza. Pensando che il re fosse dotato di percezioni mistiche o chiaroveggenti e li avesse visti, pur voltando loro le spalle, i ladri, in preda al terrore, confessarono tutto. Il re ne fu compiaciuto.


Non molto tempo dopo, il re era seduto tranquillamente mentre il suo barbiere si preparava a raderlo. Questi era stato corrotto con la promessa della carica di Gran Visir, se avesse tagliato la gola al re. Ed era proprio ciò che si accingeva a fare, quando sentì il re mormorare due o tre volte: "pensa sempre alla fine, prima di iniziare qualcosa".


Terrorizzato, il barbiere lasciò cadere a terra il suo rasoio appena affilato e si prostrò davanti al re, implorando il suo perdono e confessandogli ogni cosa.


Il re, pieno di gioia per l'incessante potere e per l'efficacia del suo mantra, convocò l'intera corte affinché ascoltasse la storia della saggezza del derviscio e di come gli aveva salvato la vita.


Ma era presente un Sufi, consapevole delle limitazioni della filosofia dei dervisci. Egli disse al re: "sappiate, o re, che dovreste tenere conto delle possibilità impreviste."


Ma il re, che amava le soluzioni semplici, si rifiutò di ascoltarlo.


Allora il Sufi trasse dalle pieghe del suo abito una bacchetta e la sollevò. Dopo che la ebbe battuta per tre volte sul pavimento, un cane entrò correndo nella sala del trono, in risposta al segnale.


"Ora," disse il Sufi al cane, "portaci qualcosa di fresco, per esempio una brocca di succo di frutta. Ma quando torni, cambia il tuo aspetto in quello di una bella fanciulla."


Il cane uscì trotterellando, e pochi minuti dopo, una bellissima fanciulla entrò con una brocca tempestata di gemme e due coppe d'ambra, per servire la bevanda.


Il re ne fu entusiasta. "Sufi," disse, "cedimi quella bacchetta magica, in cambio ti darò una borsa piena dei miei gioielli più splendidi."


Quando lo scambio fu fatto, il re tentò di usare la bacchetta, ma non accadde nulla. Allora rivolse al Sufi uno sguardo irato, chiedendogli spiegazioni.


Il Sufi si inchinò e disse: "maestà, prima di iniziare qualcosa, voi pensate sempre alla fine. ma il vostro concetto di entrambi, sia dell'inizio sia della fine, è stato inutile. voi non avete iniziato dove è il vero inizio, che sarebbe dovuto essere lo sviluppo della vostra mente."

giovedì 3 luglio 2025


Non cadere in certe trappole... molla la presa prima che la situazione ti renda prigioniero...

COME ACCHIAPPARE LE SCIMMIE - parabola sufi


C’era una volta una scimmia che era molto ghiotta di ciliegie. Un giorno, vedendone una particolarmente succosa, scese dall’albero per prenderla. Purtroppo il frutto era contenuto in una bottiglia di vetro trasparente. Dopo alcuni tentativi, la scimmia capì che poteva afferrarlo solo infilando la mano dentro la bottiglia, attraverso il collo. E così fece. Quando richiuse la mano sulla ciliegia, si accorse di non poterla tirare fuori perché il pugno chiuso per prendere il frutto era più grosso del diametro del collo.

Ora, tutto ciò era stato previsto: la ciliegia nella bottiglia era, infatti, una trappola preparata da un cacciatore di scimmie che conosceva bene il loro modo di ragionare.

Quando sentì i lamenti dell’animale, il cacciatore si avvicinò. La scimmia tentò di scappare, ma, avendo la mano imprigionata nella bottiglia, come pensava, non potè spostarsi abbastanza rapidamente per sfuggirgli.

La scimmia, però, aveva ancora in pugno la ciliegia o, perlomeno, così credeva. Il cacciatore acchiappò la scimmia e un attimo dopo le diede un colpo secco sul gomito facendole mollare la presa.

La scimmia si era liberata, ma era prigioniera. Il cacciatore si era servito della ciliegia e della bottiglia, che erano ancora in suo possesso.