lunedì 21 luglio 2025

 


Le parole che spengono il fuoco


A volte basta una frase per spegnere l’entusiasmo di un’intera riunione.  

“L’abbiamo già fatto.”  

“Non funzionerà.”  

“Non è realistico.”

Sono parole vestite da prudenza, ma spesso sono solo paura.  

Parole che disattivano.  

E che diventano cultura aziendale.

Attenzione: ciò che dici, si ripete.  

Ciò che si ripete, si normalizza. E ciò che si normalizza… diventa cultura.  

Vuoi cambiare la cultura? Cambia il modo di parlare.

Lascia aperta la porta d'ingresso e quella sul retro.

Lascia che i tuoi pensieri vadano e vengano.

Ma non servirgli il tè.


Shunryu Suzuki

domenica 20 luglio 2025

 In tempi di decadenza spirituale il mondo si disconette dal simbolico, dal sacro, dall'invisibile, l'anima smette di svilupparsi, nasce l'essere biologico, l'ego funzionale. 

L'anima si addormenta per sempre, senza confronto con l'ombra, senza immersione nella propria interiorità, senza iniziazione simbolica. 

Solo ripetizione, adattamento e sopravvivenza. Il mondo così fatto si riempie di maschere ambulanti. 


Molti di questi esseri non sperimentano la vera coscienza, mai un confronto con se stessi, seguono modelli ereditati, credenze imposte, regole assorbite.

Difendono idee che non capiscono, amano cose che non scelgono, odiano nemici che non conoscono. 

Non vivono, operano. 


L'introspezione è un lusso, perché richiede una rottura, un'attraversamento e la maggior parte delle persone non è disposta, non è attrezzata per questo viaggio; preferisce la ripetizione, la routine, la normalità perché è ciò che conosce, perché è ciò che il "sistema" rafforza, perché è ciò che l'anima - assente - impedisce. 

Si limitano a ripetere opinioni riciclate, frasi fatte, sentenze generiche, reazioni prevedibili.

Si potrebbe dire che sono esseri senz'anima.


Carl Gustav Jung

sabato 19 luglio 2025

 


Anche i complimenti sono istruzioni

Dire a un bambino “sei stato bravo” è diverso dal dire “hai fatto una scelta intelligente”.  

Il primo rinforza il giudizio esterno.  

Il secondo rafforza la consapevolezza interna.

Vale anche per i colleghi. Dire: “sei un fenomeno” può far piacere, ma non sempre aiuta.  

Meglio: “Questa tua intuizione ha fatto la differenza.”

Parlare bene non vuol dire solo essere gentili.

Vuol dire essere precisi nel riconoscere il valore.  

E nel farlo crescere.

 Se ti chiedessi di smettere di pensare, riusciresti a compiere un'impresa del genere?

Sarebbe come scacciare mosche all'aperto. Più li insegui, più sembrano apparire. Non possiamo arrestare ricordi, preoccupazioni e altri pensieri. 


Quindi lasciate ronzare le mosche del pensiero, ma spostate la vostra attenzione verso la consapevolezza stessa.


Lascia che i pensieri giochino, e rimani come consapevolezza. L'attività di pensiero compulsiva inizierà naturalmente a placarsi senza sforzo.


In un certo senso, non si alimentano più i pensieri, e così presto spariscono. Vanno e vengono, per favore non dargli il succo della tua attenzione. Tu sei consapevolezza, non persona, pensieri, mente, corpo, passato e futuro.



Mooji

venerdì 18 luglio 2025

 Dare con il cuore (storia sufi)


Una volta un uomo che chiedeva l’elemosina e giaceva a un lato della strada, vide venire, in lontananza, la regina del luogo. E pensò: "Gli chiederò qualcosa, lei è buona e di sicuro mi darà qualcosa". E quando la regina si avvicinò, gli disse:

- Maestà potrebbe, per favore, regalarmi una moneta? - e al suo interno pensava che gli avrebbe dato molto! La Regina lo guardò e rispose: “Perché non mi dai qualcosa tu? Forse non sono la tua regina?

Il mendicante non sapeva cosa rispondere e si ritrovò solo: a balbettare: “Ma, sua maestà... Io non ho niente! 

La Regina rispose: - qualcosa devi avere... Cerca!...

Tra lo stupore e la rabbia, il mendicante cercò tra le sue cose e vide che aveva una arancia, un pane e pochi chicchi di riso. Pensava che l'arancia e il pane erano troppo per darli, quindi, con disappunto, prese cinque chicchi di riso e li diede alla regina. Contenta lei gli disse: “Vedi, qualcosa avevi!... E gli diete cinque monete d'oro: una per ogni chicco di riso.

L' uomo disse allora: - Maestà... Credo di avere altre cose. 

La Regina lo fissò negli occhi e con dolcezza gli commentò: “Soltanto ciò che hai dato di cuore posso contraccambiare”.

giovedì 17 luglio 2025

L’uomo saggio comprende l’uomo stolto, perché lui stesso un tempo era un uomo stolto; l’uomo stolto non comprende però l’uomo saggio, perché non è mai stato saggio.


Adagio persiano

mercoledì 16 luglio 2025

L'effetto valanga

La "schizofrenica" di Grosseto. 

Una donna proveniente da Napoli, in viaggio per motivi familiari, era stata ricoverata d'urgenza provvisoriamente, presso quell'ospedale in uno stato di schizofrenia acuta e si era poi deciso di trasferirla nella clinica psichiatrica della sua città natale. All'arrivo degli infermieri, la paziente era seduta sul letto con addosso il cappotto e la borsa già pronta. Alla richiesta di seguire gli infermieri la donna comincia a dare in escandescenze, divento belligerante e il suo comportamento sembrò confermare quella che si poteva definire una acuta crisi di comportamento schizofrenico, corredato da violenti gesti di ostruzione al trasporto. Gridava: "Ma io non devo andare in nessun posto...lasciatemi stare, giù le mani, chiamate un medico, voglio restare qui, sono appena arrivata, devo vedere mio marito, non mi toccate!". Non sapendo come fermare gli infermieri, prese a tirare la sola cosa che aveva a portata di mano, della frutta che teneva in un sacchetto, Schivando gli aranci e le mele, il personale dell'ospedale immobilizzò la donna: le praticarono una iniezione sedativa e una volta che venne ridotta all'incoscienza, l'ambulanza partì con la paziente alla volta di Napoli. Giunta nei pressi di Roma, una pattuglia delle Polizia Stradale inseguì la lettiga e l'obbligò ad arrestarsi. Gli agenti avevano l'ordine di far riportare la donna a Grosseto, spiegarono agli stupiti autisti, in quanto c'è stato uno scambio di persona: la signora era solo la moglie di un ricoverato all'ospedale di Grosseto al quale intendeva fare visita, portando della frutta. La paziente schizofrenica era in un'altra stanza ed era da ore a Grosseto in attesa dell'ambulanza.

La vicenda è accaduta realmente ed è riportata nel testo formativo di problem solving di Enrico Cogno.


Un errore iniziale, non verificato, ha dato il via a una catena di azioni sempre più invasive. Tutto sembrava confermare la diagnosi sbagliata, perché ormai si guardava solo attraverso quel filtro. È il classico effetto valanga: quando un presupposto non viene messo in discussione, ogni segnale viene usato per confermarlo. 

La lezione? Nelle situazioni critiche, prima di agire serve fermarsi, ascoltare e verificare. La realtà spesso parla chiaro, ma bisogna avere il coraggio di metterla davanti alle etichette.

 "Dobbiamo essere disposti a lasciare andare la vita che avevamo programmato per avere la vita che ci sta aspettando."


Joseph Campbell

martedì 15 luglio 2025

Sapersi fermare al momento giusto

Qualora ci si trovi ad apostrofare una persona che gode d'una certa notorietà pubblica e questi dovesse ribattere prendendoci a rampognare e vilipendere a sua volta, questo è il momento giusto per fermarsi. La circostanza non è adatta per passare nuovamente all'attacco.

Nel qual caso invece si continuasse caparbiamente ad insultare ed a fronteggiare faccia a faccia un tal avversario, l'unico risultato certo che conseguiremmo agli occhi dei presenti sarebbe quello di metterci in ridicolo o di essere guardati con indifferenza, se non con disprezzo.

Qualora, invece, ci si trovi ad insultare una persona di nessun conto, priva di ogni importanza, si dovrebbe perseverare fino al punto in cui questi non è più nelle condizioni di ribattere a sua volta. Questo è il momento giusto per fermarsi. Non è più il caso di continuare ancora a dargli addosso.

Oltrepassando invece quel punto, ossia continuando caparbiamente a metterlo sotto torchio, l'unico risultato certo che conseguiremmo nei presenti sarebbe quello di essere considerati dei sadici aguzzini che provano piacere nel tiranneggiare i più deboli.

La nobile arte dell'insulto 

Gianluca Magi